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Recensione su North Face - Una storia vera

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25 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Oh… e finalmente un bel film tedesco!!!
Strukkenbakkenpuck! (questo è per me il tedesco).
Allora, non lo vedrete mai quindi se ne può parlare.
1936, paesaggio nazista sullo sfondo. Problema nazismo liquidato col fatto che i protagonisti, ai commilitoni che li salutano HailHitler! Rispondono più o meno “Sìsì, ciao, tuo zio”.
Andi e Toni sono due gaggi che vanno in giro per le Alpi a scalar montagne. E neanche a dirlo che scalar le montagne nel ’36 non era lo stesso di adesso.
Giunge da Berlino una loro amica di infanzia, che tra l’altro l’ha sempre voluta smollare a quel tenebroso di Toni, ma questo è secondario. E, per conto del giornale per cui lavora, propone ai due di andare a scalare und (anche questo è il mio tedesco, poi so dire Vogel = uccello perché era un giocatore scarso del Milan e poche altre cose con cui vi tedierò, ma un’altra volta U_U) und vincere la parete nord dell’Eiger, nickname “l’ultimo problema delle Alpi”.
L’Eiger, lui, sta in Svizzera, l’alpinismo faceva sensazione e notizia, per le sue vittorie e più numerose tragedie, e infine il nazismo aveva i lucciconi agli occhi dalla contentezza quando poteva piazzare degli arianotti per primi da qualche parte; e stavano anche per arrivare i Giochi Olimpici a Berlino, quindi il clima era quello lì.
Il bello è che lei glielo propone come: “Dai sì andate, è una figata, voi scalate (rischiando 1000 morti) la montagna della vostra vita e io mi faccio il pezzo giornalistico della mia”.
Loro ovviamente rifiutano, salvo poi ovviamente andarci. In bicicletta, tra l’altro.
Molto del film è proprio giocato sul fatto che, da un lato, ci sono questi povirazzi, e altre coppie di scalatori, che se ne stanno in tenda a prendere la pioggia e studiare la montagna. E dall’altro ci sono i giornalisti, come la nostra stupida lei, spaparanzati sulle poltrone di un Hotel aMMMMilleStellllllle 20 metri più in là, in attesa che i povirazzi facciano qualcosa. Manco al circo.
Ma, come si sa (boh, ma lo sapete?), quando la montagna chiama non è che ci si possa tappare le orecchie. C’è anche una coppia di scalatori italiani. I quali, ahimè, son tutto un esclamare “Ciao! Come va! Pippì! Pulcinella! Corococcò! Uèuè!”.
Insomma, Toni e Andi partono, seguiti da un’altra coppia di austriaci, con cui in seguito uniranno le forze. E via nugoli di corde doppie e competizione, con i giornalisti che li seguono tramite binocoli, bevendo Martini con l’oliva dal terrazzo dell’Hotel. Perché voi penserete “ce la fanno!”.
No, col cazzo, muoiono quasi tutti.
Uno dell’altra coppia è ferito. Continuano. Dopo un paio di giorni, in piena tempesta di neve, decidono di tornare. Ma devono fare un’altra strada. Una valanga si porta via Andi e ammazza gli altri due (che tanto bene non stavano comunque. Uno strazio. Rimane Toni, con un braccio congelato perché ha perso un guanto.
Quel che è figo dell’Eiger è il fatto che sia traforato da un trenino all’interno, e ci sono delle gallerie con terrazza panoramica che si affacciano dalla parete. Insomma che questo buco nella parete, e i soccorsi anche, sono proprio vicini, e Toni è appeso che potrebbe quasi farcela e…
E non ce la fa, ahahah scherzavo prima, niente “quasi”, muore anche lui. Davvero una visione straziante e teriBBBBile (e anche troppo lunga, questa parte). La giornalista fa cose che nella realtà mi sa che non son successe, ma lui muore lo stesso. Solo, appeso a dondolare su di una parete verticale, nel mezzo di una tempesta di neve.
Ah, la contagiosa allegria teutonica, mi è proprio piaciuto 😀

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