Recensione su Non è un paese per vecchi

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Videolettura / 24 marzo 2011 in Non è un paese per vecchi

Ho letto un film, ho visto un libro.
Ataviche questioni, è meglio leggere prima e poi andare al cinematografo oppure il viceversa?
La mia regola è che non ho una regola.
Di tendenza se ho visto il film non mi prendo la pena di leggere il libro.
In questo caso il mio amico “caporione” ha molto insistito e quindi ho letto.
Si dice che il libro sia antico, il film moderno.
Il libro è lento, il film è rock.
Assolute scemenze.
Il libro e’ il libro e un film è un film.
La lettura ti permette di apprezzare sfumature che il film non concede.
Quante volte si smette di leggere, si posa il libro sulle ginocchia e ci si mette a pensare ai fatti nostri.
E’ un pregio irrangiugibile. Facoltà che un film non permette.
Il libro poi ti consente anche la regia e la scelta degli attori. Il film no, te li spara addosso.
Vero anche che il cinema ti permette altro, luci, suoni, volti e movimento non ti devi sforzare molto per inventarteli a differenza di quando leggi.
Stanno lì nel grande schermo, tu di tuo ci devi mettere solo la capacità di apprezzare il prodotto.
Una chiosa personale poi sui film gialli.
Da giovincello seguivo questa prassi. Entravo in sala a 10 minuti dalla fine, vedevo chi era l’assassino e le motivazioni conseguenti.
Tanto fatto, passavo poi tutto il resto della visione a cercare di cogliere buchi logici o irragionevolezze nella sceneggiatura. Punto.
Torniamo a No Country for Old Man, intanto il titolo è bellissimo.
Le atmosfere rosseggianti del deserto, sabbia, strade polverose, stivali, pickup e cappelli da cauboi.
Siamo nel Texas al confine con il Mexico.
El Paso, Laredo, Tujana, nomi che mi riportano alla lettura giovanile di Tex Willer.
Spruzzi di Quentin Tarantino, morti che si snocciolano in sequenza.
Muoiono accisi per così dire in maniera “naturale”.
Due i personaggi: lo sceriffo. Tommy Lee Jones, con tutte le sue saggezze e scimmie sulla spalla che si trascina dopo una vita con la stella sul petto e poi lui, Javier Bardem nei panni di Chigourh, il killer psicopatico, con tutta la sua insensibilità e i suoi alti valori etici.
Epps, si intende la sua personalissima di etica.
Uccide spesso perchè il fato ha deciso così.
Solo che il fato è dato dalla scelta di un testa o croce di una moneta.
Oppure a giochi fatti, a vicenda conclusa, insomma già sui titoli di coda va in cerca di una donna per ammazzarla solo perchè glielo aveva promesso. Bel tipetto.
Attenzione secondo la sua etica non si trattava di un omicidio inutile.
Era fondamentale essere credibile, quindi se ti prometto che te mato, ti vengo a cercare e ti accoppo. Semplice.
Alla storia passerà poi la sua arma preferita: la bombola d’ossigeno.
Per finire, due grandi intuizioni cinematografiche che tramite il mio amico “caporione” che ha avuto l’estro, riferisco.
Meglio di Bardem e di Tommy Lee Jones, i Cohen (supremi come regia) avrebbero fatto meglio a non inquadrare mai di faccia sceriffo e Chigourh. Condivido.
Leggetevi sto film e vedetevi sto libro, gherentisco!!

1 commento

  1. Stefania / 24 marzo 2011

    Tra dieci minuti, inizierò a leggere le ultime venti pagine del libro.
    Non faccio che pensare alla chioma di Bardem, acc!

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