Recensione su Non è un paese per vecchi

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sulla follia della violenza razionale / 25 marzo 2011 in Non è un paese per vecchi

Sulla costruzione del film c’è da fare scuola, perfetto.
E’ un insieme di film di genere direi, sì un thriller, ma anche un western, e del western ne mastica addirittura l’epica: un uomo ingaggia una lotta/fuga con un altro ci sono i soldi in mezzo, ma la tensione sale in maniera parossistica, di fuga in fuga, di omicidio in omicidio, di scontro in scontro, fino all’ultimatum del Killer e…..loro ti tolgono la sfida finale, il duello che coronava e qualificava il genere western, il rapporto tra gli individui, niente, nulla, fino all’estremo del finale già avvenuto e del corpo trovato, dell’omicidio perpretrato da altri, mostruoso direi.

Sono i Coen, sceneggiatura oliatissima, Fargo trasportato nel deserto, ma anche Barton Fink (tutti quei motel e quelle stanze in affitto, quella claustrofobia temporanea, tanto da persare un attimo ad un autocitazionismo un tantinello eccessivo, ma che io personalmente amo), molto humor, ovviamente nero.
L’incipit è davvero bello, sia nella parte solo paesaggio e voce, in cui il paesaggio è anche il messaggio ridondante della voce, sia nell’omicidio iniziale, in cui c’è tutta l’efferatezza naturale, la psicosi, la quotidina routine dell’omicidio e l’irriducibile irrazionalità di tutto questo.
Personalmente Fargo mi colpì di più. Mi colpì perchè la stupidità e la stolidità della violenza era domestica, da giardino e da orto direi, ossia era nascosta nelle pieghe della mistica di ordine della vita media di ognuno.
Con questo film il male e la violenza si spostano, escono dall’antro domestico, forse perchè la casina con il giardinetto neppure esiste più.
Ci focalizziamo su Barden perchè aleggia come uno spettro invincibile, perchè si sposa con il caso che governa il mondo, ma che ci sfugge nella sua logica, è quasi una sorta di nemesi.
Però guardiamo all’altra violenza, quella dei messicani che fanno una mattanza, ed è sempre una mattanza silenziosa, prima nel deserto, poi nella cittadina quando uccidono Brolin, e uccidono sempre fuori campo. La scartiamo perchè è una violenza che ha un “senso”, denaro, droga, uno scambio andato a male, la logica economica che sta alla base del comportamento dei messicani ce la rende concepibile, quasi data per scontata, per noi è “normale”.
E qui sta la grandezza dei Coen secondo me, ci fregano alla grande, facendoci affascinare dall’assassino che incarna il Male (il primo omicidio è grande, Barden ha uno sguardo bovino, ma anche orgasmico) e facendoci perdere di vista il male e la sua violenza che abbiamo urbanizzato, che è quella degli uffici, delle grandi transazioni che commissionano il recupero ad opera di Harrelson, dei trafficanti che perseguono appunto una violenza strumentale agli affari.
La violenza dunque non è più stupida, è razionale, con logiche diverse, al limite folli, ma razionale.
L’ultimo omicidio è fuori schermo anche perchè la moglie di Brolin disinnesca il meccanismo, perdendo ossia morendo, ma rifiutandone la logica, se ne tira fuori. Questo omicidio è simile a quello di Harrelson (e del benzinaio che si salva, ma accetta il modo di ragionare del killer)che considera Chigurn pazzo e glielo dice, ma Harrelson tratta, cerca un compromesso, cerca di entrare nel discorso di Chigurn, non lo rifiuta, fanno lo stesso mestiere. Ma appunto è lo sfondo che risalta a mio parere, sono le ordinarie questioni finanziarie, gli scambi di denaro e droga, tutto che riporta ad un vivere violento a cui ci si è abituati, perchè ne accettiamo il senso e che nel film ha quella funzione.

Tutti i film dei Coen sono antiepici per eccellenza, e l’incidente finale, oltre che rimettere in gioco il caso che governa il mondo (lo stesso caso che ha innescato la vicenda), serve a mio parere per demitizzare il Killer. E la tensione che creano, come fai notare, è la stessa tensione che aumenta in tutto il film e che viene abortita con quella fine di Brolin fuori climax. In questo senso nel Petroliere avverto ancora una presenza d’epica, qui invece c’è la spoliazione di ogni tentazione.
Su Brolin, in effetti lui e la moglie ci stupiscono molto, loro si ribellano, ma non hanno il favore di una scena madre che ne suggelli un ruolo pur larvatamente epico.

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