Recensione su Noi siamo infinito

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3 Febbraio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Vi è mai capitato di sentirvi “una storia triste”?
Credo sia un pensiero che, prima o dopo, ha sfiorato un pò tutti, soprattutto nella fase dell’adolescenza.
Il film tratta di temi sufficientemente importanti e “pesanti”, quindi non siamo di fronte ad una storia di semplici drammi adolescenziali, ma, va detto, viene facile immedesimarsi nel senso di smarrimento e profonda immobilità che affligge il protagonista, al di là del suo background complicato, che, chiaramente, non sarà comune a moltissimi.
Si parla di elaborazione del lutto, molestie, depressione, accettazione delle diversità, pregiudizi.
Sembra tanta “roba”, e fondamentalmente lo è. La carne al fuoco è molta.
Ma il film riesce a trattare tutti questi temi in modo sufficientemente misurato ed equilibrato, senza sbilanciarsi troppo su uno perdendo di vista gli altri. E ci offre, in tutto questo, lo sguardo malinconico ma sognante del tenero Charlie, adolescente in bilico, tra una mente viva e creativa e una profonda alienazione.
E’ dunque apprezzabile la gestione dei diversi perni intorno cui ruotano le vicende di questo particolare gruppo di adolescenti, ognuno con il proprio fardello di esperienze, forse un pò troppo pesante vista l’età, ognuno in cerca di qualcosa, prima di tutto dell’accettazione della propria identità e del proprio relazionarsi con gli altri.
Fin qui niente di nuovo all’orizzonte, niente che non si sia già visto in molti altri film, buoni o meno, del genere.
Ma la forza del film non è certo la sua originalità.
A piacermi, tanto da pensare di dargli un 7, che per me è un buon voto, è stata soprattutto la caratterizzazione del protagonista, a mio parere interpretato molto bene da Logan Lerman che, fino ad ora, non mi aveva mai fatto nè caldo nè freddo.
Charlie è un ragazzino problematico, con un equilibrio psicologico già compromesso e più di qualche “fantasma” che lo tormenta. Non ha amici, scrive lettere ad un amico che non c’è più (o forse, il dubbio mi ha sfiorato, non c’è mai stato) e legge molto. Il ritratto del perfetto nerd, ovviamente emarginato a scuola, con tutti i clichè del caso sull’argomento, incluso primo terribile giorno di liceo.
Ma Charlie è ben più di questo, porta dentro un dolore difficile da esprimere nella limitatezza delle parole, che lo perseguita anche da sveglio, regalandogli raggelanti istanti di confusione tra presente e passato, tormentandolo con allucinazioni devastanti e, ovviamente, rendendolo un emarginato ai suoi stessi occhi.
Tutto questo è reso in modo davvero convincente, sia visivamente, attraverso le allucinazioni di Charlie, sia attraverso la sua gestualità, i suoi monologhi interiori o le sue interazioni con gli altri.
A cambiare, almeno “superficialmente”, la vita di Charlie è l’incontro con Patrick e Sam, due compagni di scuola all’ultimo anno, che, con una sensibilità e una nonchalance disarmanti, proprie di chi è privo di pregiudizi, lo accoglieranno nel loro gruppo di amici, facendogli scoprire, per la prima volta, cosa si prova a passare da elemento di tappezzeria ad un festa a vivo partecipante dell’euforia generale. Dal muro al divano, mi verrebbe da dire.
Il film prosegue esplorando le relazioni tra i protagonisti e, attraverso queste, i mondi interiori di ciascuno, soffermandosi, ovviamente, sul percorso di Charlie.
Ma non si tratta di un film di formazione, non ci mostra un ragazzino diventare uomo attraverso la conoscenza di persone anticonvenzionali e libere. Tutt’altro.
Il film ci dice che non si può veramente “partecipare” di ciò che di meraviglioso ci accade e ci circonda fino a quando non si fanno i conti con i nostri demoni personali, che, e questa è una verità universale, si possono chiudere per un pò in soffitta, lontano dal nostro cuore, ma al primo sconvolgimento interiore che la vita ci offrirà torneranno da noi più forti di prima.
I fantasmi del nostro passato dobbiamo affrontarli, superarli, lasciarli indietro. Solo allora potremo capire di non essere solo “una storia triste” e potremo iniziare a “partecipare” di ciò che ci circonda e ci accade, e dell’infinità della condizione umana. Perchè, come uomini, siamo limitati solo corporalmente, ma siamo dotati di infinite possibilità.
Un messaggio che mi ha colpita nella sua essenziale semplicità, ed è arrivato diretto a toccare corde molto precise dentro di me.
Lo consiglio.

10 commenti

  1. suzycrash / 4 Febbraio 2014

    L’ho finito di vedere un paio d’ore fa e la tua, Manu86, è la prima recensione che leggo, post visione. Concordo su tutto quello che hai scritto, anche sul fatto che l’amico a cui Charlie scrive le lettere possa non esserci mai stato…
    Ma della zia cosa ne pensi? Sinceramente, non ho proprio afferrato il danno che lei gli avrebbe causato. Le scene, nei ricordi, sono sempre le stesse… ma poi, quando i genitori, verso la fine, vanno a riprenderlo in ospedale e parlano con la dottoressa, sembra che abbiano ascoltato dalla stessa la più terribile delle verità: che sarebbe quale? Cosa ha fatto di così brutto questa zia che Charlie tanto amava?
    Aspetto il tuo pensiero, Manu…

  2. manu86 / 4 Febbraio 2014

    ATTENZIONE SPOILER!!!!

    Allora, ci ho messo un pò a capire cosa stessero tentando di dirci della zia. Se ci hai fatto caso, le sue allucinazioni, mano mano, contengono dettagli in più, come quando la zia gli dice “sarà il nostro piccolo segreto”, o quando lui è sul letto con Sam e lei gli accarezza la gamba e lui ricorda la zia che gli accarezzava la gamba e gli diceva di non svegliare la sorella. E poi ancora “sarà il nostro piccolo segreto”. Secondo me si tratta di molestie e credo sia così anche perchè lui ci dice che la dottoressa aveva raccontato ai genitori cosa gli aveva fatto la zia. Una scelta di parole particolare…
    Credo l’avesse molestato.
    Se ci pensi quando telefona alla sorella, disperato, dicendo che è stata colpa sua se è morta, lui le dice che l’aveva desiderato che succedesse e quindi è stata colpa sua…
    Ti trovi d’accordo? anche tu hai notato queste cose?

  3. Stefania / 5 Febbraio 2014

    Scusate, ma se questo dettaglio (fondamentale per la formazione e l’evoluzione del carattere del protagonista) risulta tanto nebuloso, non vi pare che la sceneggiatura sia stata architettata davvero male?
    Che la cosa sia voluta (le molestie nei confronti dei bambini ad opera di donne sembrano un tabù per il cinema) o meno, per me (che non ho affatto apprezzato il film, quindi sono di parte 😉 ) è indice di un grosso fallimento in fase di script. Se vuoi affrontare l’argomento, fallo. Altrimenti, se vuoi solo suscitare una vaga “sensazione”, molla il colpo.

  4. manu86 / 5 Febbraio 2014

    ma secondo me non è proprio così nebuloso, si chiarisce a fine film, nella scena in cui Sam e Charlie sono sul letto. Lì si aprono una serie di allucinazioni più “complete” e lì io ho capito. Certo, non è una cosa detta chiaramente, ma credo che sia una chiara scelta dovuta al fatto che lo stesso Charlie aveva un gran caos interiore e non aveva metabolizzato neanche proprio l’accadimento storico di determinate cose. La crisi finale lo mette di fronte ai suoi demoni, costringendolo ad affrontarli. Certo, alla fine del film avrebbero potuto essere più chiari, ma nel complesso non l’ho trovato così confuso. Semplicemente, la confusione si dirada piano piano guardando il film, come succede per Charlie.
    Questa è la mia interpretazione almeno

    • Stefania / 5 Febbraio 2014

      Suzy non ha capito che c’era la molestia, tu dici di averci messo un pochino per fare il quadro della situazione… Posto anche (cosa interessante, in effetti) che la scarsa chiarezza fosse strumentale alla graduale presa di coscienza di Charlie, la sceneggiatura è nebulosa (scusa la ripetizione), secondo me, e cerca l’effetto drammatico con troppa costanza, fino a questo risultato pasticciato.
      P.s.: non perché io sia un genio, tutt’altro, al contrario avevo intuito subito, alla battuta: “Sarà il nostro segreto”, che c’era qualcosa che, nel rapporto tra zia e nipotino, non andava. Anche questo non è un merito dello script, all’estremo opposto :p Ho visto troppi film dossier di Canale 5, negli anni ’90, e sento puzza di molestie cinematografiche con un certo anticipo, purtroppo :/

  5. manu86 / 5 Febbraio 2014

    Si si capisco quello che dici, indubbiamente non è impeccabile lo script in questo. Ma vedendola dal mio punto di vista, con parte della nebulosità dovuta ad una precisa scelta legata all’arco del personaggio, diciamo che ciò che rimane non è un enorme fallimento di script, secondo me!
    🙂

    • Stefania / 5 Febbraio 2014

      Eh, @manu86, è un film che non mi è piaciuto, neanche un po’, e la colpa è, in primis, della sceneggiatura: dettaglio della molestia a parte (ciliegina sulla torta), non ho apprezzato le semplificazioni, i luoghi comuni… E’ difficile raccontare l’adolescenza, sono pochi i film che hanno saputo affrontare felicemente questo argomento (ouh, a me, a questo proposito, viene in mente Gli anni in tasca di Truffaut 😉 ), però questa pellicola mi è parsa pretenziosa, a riguardo, e inconcludente: sembra essere stata realizzata per creare dei piccoli miti e/o immagini-simbolo (vedi, la corsa in macchina nel tunnel).
      Abbi pazienza, oggi sono particolarmente polemica 😀

  6. suzycrash / 5 Febbraio 2014

    Grazie ad entrambe per le vostre risposte esaustive. Sono più dalla parte di Stefania e concordo con lei che c’è una grande falla nella sceneggiatura: ho visto perfettamente le scene a cui fate riferimento e ricordo benissimo le varie frasi (sarà il nostro segreto, ecc.)… ma non c’è niente di certo, è tutta un’intuizione e interpretazione dello spettatore. E pertanto, SE trattasi di molestie da parte della zia, nel film lo si doveva capire senza sforzi, senza intuizioni soggettive, ecc. Se lo sceneggiatore ci voleva parlare del trauma di Charlie, lo doveva fare, giusto? 🙂
    Inoltre: esiste davvero l’amico suicida a cui Charlie scrive le lettere con la macchina per scrivere? O è soltanto un amico immaginario?

  7. manu86 / 5 Febbraio 2014

    @Stefania figurati, mi fa piacere, è sempre interessante uno scambio di opinioni costruttivo!
    Non so, ovviamente abbiamo opinioni contrastanti sul film, cosa intuibile sin dal voto. Credo che abbiamo soppesato ed apprezzato in modo diverso lo stile narrativo e le scelte di caratterizzazione dei personaggi e di trattazione dei temi, che, in un film del genere, con una storia abbastanza citofonata (questo non lo metto in dubbio) risultano ancora più fondamentali rispetto che in un film magari basato più sulla trama e sullo snodarsi degli eventi.
    Io ho apprezzato molto la caratterizzazione dei personaggi, in particolare di Charlie, e ho trovato giusto e misurato il modo in cui sono affrontate le dinamiche interpersonali che si sviluppano, senza enfatizzare i caratteri di ciascuno.
    Non ho trovato la mitizzazione che hai riscontrato tu, anzi, ho decisamente apprezzato la scelta di mostrarci ciò che accade solo attraverso gli occhi di Charlie, spettatore spesso passivo (per motivi precisi di script), stupito, ma anche abbastanza imparziale e calzante con le opinioni. Non ci hanno mostrato momenti di vita degli altri, al fine magari di farceli apprezzare e, appunto, di mitizzarli, se non attraverso ricordi o attraverso gli occhi, appunto, del protagonista, così filtrando sempre ciò che vedevamo con la sua ottica, rendendo molto intima l’esperienza visiva.
    E poi mi è piaciuto molto il non soffermarsi su una sola tematica, che non era lo scopo del film, e il lasciare allo spettatore il messaggio finale che, qualsiasi demone ci si porti dietro, solo lasciandoselo alle spalle potremo iniziare a vivere, smettere di sentirci “una storia triste” e vedere l’infinito che è, realmente, in noi.
    Queste sono le cose che ho apprezzato in particolar modo.
    Credo che la differenza di opinioni sia dovuta a quello che ho scritto prima, e ci sta, è bella e costruttiva.
    Per quanto riguarda l’amico, secondo me non è mai esistito, ma, questo si, è proprio solo una mia interpretazione.

    • Stefania / 5 Febbraio 2014

      @manu86: con “piccoli miti”, intendevo, non so, il personaggio dell’amico omosessuale, stravagante ad ogni costo, o quello della Watson, dolce, comprensiva, matura, quasi fino all’inverosimile. E con “immagini-simbolo” mi riferivo al tentativo di costruire fotogrammi capaci di entrare nell’immaginario cinematografico collettivo. Altri registi ed autori, sfruttando tematiche molto simili (vedi, John Hughes, per esempio), mi hanno colpita più che positivamente. Chbosky, invece… :p E vabbuò ^_^

      @suzycrash: non avevo pensato che l’amico morto potesse essere immaginario! Potrebbe benissimo esserlo, eh (altra ambiguità, aiuto 😀 ).
      Però, sbaglio, o ne parlano come di una persona reale (cioè, c’è qualche riferimento “materiale”) anche la sorella ed i genitori? (certo, potrebbe trattarsi di… come posso dire… potrebbero voler assecondare Charlie, ecco).

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