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Recensione su Nirvana

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Il nonno di Matrix. / 25 gennaio 2013 in Nirvana

Credo che i film di fantascienza made in Italy (con una certa rilevanza) si possano contare sulle dita di una mano. Bè, Nirvana è sicuramente nella top 3, almeno per il successo nazionale, di questa misera classifica.

Salvatores, tutt’ora uno dei più grandi esponenti del nostro cinema, scrive e dirige Nirvana, ambientando la propria storia in una società futuristica, ma piuttosto decadente e malsana, dove uomini e tecnologia convivono e si fondono in un contesto schifo-cyberpunk.
L’ambientazione ricorda molto Blade Runner, e pensare che qua hanno allestito il set in vecchi ed irriconoscibili stabilimenti dell’Alfa Romeo nel milanese, altro che Hollywood!

Nirvana sviluppa la sua storia con un bell’effetto narrativo, con flashback, ricordi, complessi mentali etc. anche se non è poi tutto ‘sto adrenalinico o avvincente. Lo definirei più “affannoso”.
Però il binomio realtà-vera e realtà virtuale, con i suoi cambi di colore, ambientazioni ed effetti visivi non è affatto male.
Anche l’uso sapiente delle scarse tecnologie informatiche del tempo sono state sfruttate con intelligenza e buon gusto, anche se è difficilissimo non pensare a Tron, il vecchio Tron, in certi casi. Ottima anche la colonna sonora, con un sound elettro e metallico.

Il cast internazionale è piacevole, ma la presenza del nostro Sergio Rubini, col suo inconfondibile accento barese e l’aspetto di un Angelo Branduardi con la permanente un po’ ammosciata, sovrasta gli altri protagonisti, anche il collega Abatantuono (che un po’ mi sta pure sulle balle).

Piacevolissimi tra l’altro anche gli altri mille camei di attori italiani, come Silvio Orlando, Claudio Bisio o l’irriconoscibile Luisa Corna che presta il volto a quella specie di Dea Calì per la locandina e dello stesso Nirvana, nel film.

Del videogioco in se si parla poco-niente.
Si sa solo che è diviso in livelli e che il suo protagonista può essere mosso attraverso il semplice gesto della mano. Ma non è in lui che è incentrata la trama.
Ma piuttosto a cosa gli gira intorno, e a tutte le rogne che si dovranno affrontare per poterlo distruggere.

Certo, visto quindici anni dopo la sua uscita, e avendo un buon background di film del genere più innovativi alle spalle, non è che Salvatores sia riuscito a stupirmi, però c’è da lodare l’intento innovativo e particolarmente geniale che ha avuto al tempo.

Insomma, andrebbe visto pensando che è un film del ’97, quando ancora Matrix non esisteva.

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