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Recensione su Non lasciarmi

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1 maggio 2011

Rispetto al libro di Ishiguro, che ho letto mi pare cinque anni fa, ho avuto l’impressione che la trasposizione cinematografica abbia ulteriormente accentuato il tono di sconfinata e inesorabile tristezza laddove il romanzo presentava un coté di mistero che ne alleggeriva il pessimismo. O forse allora era la mia difficoltà iniziale a comprendere chi fossero realmente i personaggi e quale il loro destino che invece il film svela in modo diretto e, a mio modo di vedere, troppo affrettato, sciupando il principale colpo di scena della storia.
Tant’è, durante i successivi tre quarti della pellicola l’angoscia trasmessa allo spettatore rimane il sentimento dominante e pressoché esclusivo e non favorisce certo una fruizione serena e partecipe degli aspetti filosofici ed etici che pure il tema suggerisce.

Nemmeno la prestazione dei protagonisti, che pure dovrebbero rappresentare un punto di forza trattandosi della crema del giovane cinema inglese, porta particolare valore aggiunto: rispetto alla deliziosa ragazza di “Orgoglio e pregiudizio” Keira Knightley è sciupata e ossuta in modo sbalorditivo anche nella parte inizizale in cui ciò non è richiesto da esigenze di copione, la Mulligan deliziosa (almeno nel viso, perché esibisce polpacci da terzino…) lo è ancora ma è monoespressiva, Andrew Garfield è abbastanza acerbo ma forse e proprio per questo sembra maggiormente calato nel ruolo.

Paesaggi piovosi e brumosi, scenografie austere o decadenti, scostanti personaggi di contorno, completano una delle opere maggiormente orientata alla depressione che si siano viste negli ultimi tempi e che in quanto tale giustifica il boicottaggio da parte del pubblico (inglese, americano e italiano) anche al di là dei suo demeriti.

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