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Recensione su Nella valle di Elah

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La crisi dei valori / 7 marzo 2011 in Nella valle di Elah

Un veterano impassibile e dal volto segnato, un agente di polizia con figlio a carico e l’ossessiva determinazione di chi non molla mai. Un misterioso omicidio dai macabri risvolti.
“Nella Valle di Elah” sembra un thriller militare, ma è molto di più. Il regista, Paul Haggis, crea una trama in cui l’assassinio del giovane militare (figlio dell’ex-soldato Tommy Lee Jones) è il pretesto per estrarre una serie di emozioni e stati d’animo che sorgono dal contesto della guerra in Iraq.
La fiducia nel sistema del personaggio di Tommy Lee Jones è granitica quanto il suo aspetto ed il suo comportamento impeccabile (la scena in cui si stira i pantaloni sull’orlo del tavolo è rappresentativa) viene gradualmente messo alla prova dalla burocrazia e dai sotterfugi di cui è intessuta la gerarchia militare. Sembra un tema già esplorato da altri film (“La figlia del Generale”) ma in questo caso la discesa emozionale è vorticosa e il vecchio padre affronterà una situazione ben più pesante, che esemplifica l’assurdità di un conflitto combattuto da persone fragili e vittime di situazioni insopportabili.
La brutalità della guerra e la fragilità di chi la combatte si ritrovano tutte nella domanda che il bambino rivolge alla madre poliziotto (Charlize Theron) che gli sta raccontando la storia dello scontro tra Davide e Golia, nella valle di Elah. “Ma Davide non aveva paura?”
Meravigliosi gli interpreti, soprattutto un Tommy Lee Jones che sembra disegnato apposta per questi ruoli.

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