Recensione su Nella valle di Elah

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28 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Una denuncia oltre che della guerra in Iraq in sè (Mike e la sua squadra si son resi responsabili di episodi di tortura e di uccisioni di innocenti, documentati da filmati al telefonino), della condizione psicologica dei soldati al fronte, i quali, tornati in patria, non possono più essere gli stessi.
La barbara violenza con cui Mike viene assassinato e mutilato, per futili motivi, da coloro che fino a quel momento avevano condiviso un’esperienza durissima, ma soprattutto la cinica pacatezza con cui il suo compagno confessa, mostrano come la mentalità dei reduci rimanga stravolta da una tale esperienza.
Lo stesso Mike è ben lontano dall’immagine che se ne faceva il padre: per l’uso di droghe, ad esempio, e per il fatto di essersi reso corresponsabile delle torture.
Per il resto, tecnicamente il film è molto lineare: una regia piatta e asciutta che si concentra esclusivamente sulla narrazione e sul messaggio di fondo, costruito scena dopo scena.

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