Recensione su Nebraska

/ 20137.4251 voti

27 aprile 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Cittadine americane in mezzo al niente, popolate da vecchietti e obesi e sogni repressi, l’altra faccia delle downtown di quelle città piene di grattacieli dove andate tutti in vacanza U_U Tiè.
Woody e David sono padre e figlio, il primo irsuto canuto nel b/n sullo schermo, che rimarca rughe e lentezza dello sguardo. Parte per andare a Lincoln a ritirare un milione vinto a una presunta lotteria (e che è, il signor Bonaventura?), a piedi. Non ha senso per nessuno, ma il figlio capisce che oltre alle gambe c’è di più, no, che il senso c’è ma non si vede, e lo accompagna. Attraversano a ritroso la vita di Woody, incontrando il suo passato in una specie di provinciale Odissea all’indietro. Sulle loro debolezze, affrontandole, si ri-conoscono e tornano stronger (faster, scooter!). C’è una lentezza funzionale al ritmo al percorso dei due, che fissano la destinazione e si prendono per essa tanto, tutto il tempo, quello che alle persone oggi manca. E gli stupidi per questo li sfottono, va da sè. E c’è un sottintendere e non dire, e opzioni aperte lasciare allo spettatore da completare, che aumenta il senso della scoperta e partecipazione allo spettacolo dei campi e strade infinite (perdute?) e della variagata al grigio umanità che sempre si aggira nei risvolti.

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