Recensione su Nebraska

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20 Gennaio 2014

C’era grande attesa per questo piccolo capolavoro di Alexander Payne, che segue il molto più chiacchierato Paradiso Amaro con George Clooney, che un paio d’anni fa ricevette diverse nominations agli Oscar.
In poco tempo – abbastanza da permetterne comunque il passaggio a Cannes 2013 – Payne ritorna al tema del viaggio con mezzo per conoscersi e conoscere chi ci è vicino e lo fa con estrema delicatezza e sensibilità costruendo una storia semplice, lasciando da parte attori dai nomi ingombranti per affidarsi a gente nuova (WIll Forte) e ad un magnifico Bruce Dern nella parte principale.
Di Nebraska sembra possa esistere anche una versione a colori ed una con un finale leggermente diverso ma spero di non vederle mai, nessuna delle due: la prima perchè il bianco e nero che Payne sceglie di usare è ideale per incorniciare una storia che si srotola attraverso l’America, tra Montana e Nebraska, fatta di bianchi e neri, di ombre di un passato tormentato e luci di un presente che rischia di ripetersi e che ha bisogno di comprendere, di sapere, di avvicinarsi per dare un senso a se stesso.
Il secondo, perchè cambiare il finale di un film del genere non avrebbe significato, se non quello di accontentare chi cerca convenzioni facili e storie banali.
Ma questa non è una storia stupida, sebbene il tono tenda spesso ad alleggeririsi, un pò come la figura di Woody, per certi versi difficile da mettere a fuoco, a cavallo tra demenza senile, ostinazione e ingenuità. Si riesce a conferire un senso profondo al film almeno dopo la prima mezzora e poi progressivamente, fino allla fine, perchè sono i dettagli che normalmente trascureremmo a cementare tutto: la malinconia di una vita vissuta al di là dei programmi e dei sogni che tutti abbiamo trova senso in una carezza ed in uno “stupido idiota” pronuniciato quando non ce l’aspetteremmo e in un modo che rivalorizza un intero rapporto.
Uno sguardo di Bruce Dern (davvero encomiabile la sua prova d’attore) riesce a spiegare una vita intera e il viaggio compiuto al fianco di un figlio che va alla ricerca di un genitore nella stessa maniera in cui un padre cerca un pò di rivalsa sulla vita è il contesto ideale per ripercorrere quella vita in tutti i suoi pregi e difetti.
E il Nebraska di Springsteen sarebbe la colonna sonora ideale per il Nebraska di Payne…

2 commenti

  1. Bisturi / 20 Gennaio 2014

    La tua recensione mi invoglia ancora di più. Nella mica città purtroppo non c’è ancora uno straccio di sala disposta a proiettare questo gran film e non sono riuscito ad andare all’anteprima per recensirlo. Dovrò attendere ma è chiaro che è un film che merita.

  2. henricho / 20 Gennaio 2014

    Si, ti garantisco che merita..mi sono fatto un pò di chilometri anche io per vederlo ma visto che pioveva e che ci tenevo particolarmente non ho rinunciato 😉

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