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Recensione su Gran premio

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19 giugno 2011

L’ho rivisto oggi dopo più di vent’anni, eppure mi ha emozionata come se la mia età anagrafica fosse rimasta ferma ad allora.
Questo è uno di quei vecchi film pieni di stereotipi, morali edificanti, espressioni spiritate, gesti e mimica apertamente teatrali che vanno guardati per quelli che sono: semplicemente, belle storie.

Il cinema, secondo me, al di là degli effetti speciali e degli artifici da set, è anche e soprattutto questo: narrazione.
E in questa pellicola datatissima, con i fondali dipinti e le scenografie degne delle illustrazioni di Beatrix Potter, io vedo un racconto emozionante, in cui sogni, innocenza e speranza aiutano una ragazzina a maturare e a prendere coscienza dell’impegno che occorre per trovare un proprio posto nel mondo.

Due ore sono forse eccessive, per raccontare tutto ciò, ma vi assicuro che nessun siparietto, anche quello più stucchevole (fratellino pestifero ma simpatico, sorella maggiore- Angela Lansbury- emozionata da un bacio sulla guancia, battibecchi amabili padre/madre) pesa sull’economia della storia.

Impressionante la sincerità nello sguardo della piccola Taylor.
Credo che, anni fa, la Disney si sia illusa di averne trovato un’erede in Lindsay Lohan, perché anche lei, nei suoi primi lavori, aveva occhi così limpidi.

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