Recensione su Musanilgi

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Il confine della solitudine / 23 Maggio 2013 in Musanilgi

“La correttezza di ogni essere umano consiste nell’essere conforme al copione che ha scritto per se stesso. Ma, con ogni evidenza, qualcuno questo copione lo doveva aver redatto al posto mio. A Musan, in Corea del Nord, dovevo lottare con le unghie e con i denti per un tozzo di pane, qui, a Seoul, non era certo diverso: sfruttato, angariato, ridicolizzato, deluso da tutto, vegetavo e sognavo. Sognavo quella donna, la spiavo, la pedinavo ovunque andasse, ho cercato in ogni modo di avvicinarmi a lei, ma alla fine è sempre la solitudine che vince ogni battaglia. Non c’è scampo, dobbiamo vivere soli, soffrire e accettare le prove che la vita ci riserva. Ma, forse, è un sentimento condiviso, un esame che tutti dobbiamo sopportare: è la solitudine della civiltà. Forse in fondo all’animo umano sopravvive il fievole ricordo di un tempo felice, solare, un’oasi di pace. Tutto è possibile. Chissà.”

Bel film coreano ispirato alla vita di Jeon Seung-chul, un amico del regista, morto prematuramente. È un film sincero, sentito, girato senza orpelli, in cui la lezione del maestro Lee Chang-dong è ben visibile (Park Jung-bum è stato assistente alla regia in Poetry).
Un’opera prima veramente riuscita, di una maturità sorprendente.
qui la “colonna sonora”.

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