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Recensione su Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto

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britishgasm / 20 novembre 2015 in Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto

Tratto dal romanzo di Mitch Cullin A Slight Trick of the Mind (in Italia pubblicato da Neri Pozza con però lo stesso titolo del film), che immagina uno Sherlock Holmes ultranovantenne in pensione da molte decadi dopo le avventure raccontate al mondo dal suo assistente John Watson. Un personaggio celebre ma vittima dell’incipiente amnesia senile che oltre a debilitarlo gli impedisce di ricordare la ragione stessa per cui si ritirò dalla sua attività di investigtore privato. Holmes vive nella sua tenuta sulle bianche scogliere di Dover, aiutato dalla governante Mrs. Munro (Laura Linney) e il di lei pargolo Roger. Sarà il bambino a aiutare Holmes a ricordare e completare il racconto del suo ultimo caso.
Idea coraggiosa quella di riprendere in mano un personaggio così popolare dopo più di un secolo e debilitarlo come mai vorremmo vedere i nostri cari quando raggiungono la vecchiaia. Il film stenta a partire, dando quasi l’impressione di voler raccontare il lento declino di un uomo finito. Piano piano invece capiamo cosa passa per la testa del vecchio Sherlock, ed è una missione avventurosa come quelle della sua gioventù e persino più interessante e commovente.
Ian McKellen è troppo bravo. Perché lo fa? Quanto ci vuole bene? Non ce lo meritiamo.

4 commenti

  1. Stefania / 20 novembre 2015

    Non so se ti è capitato di leggerlo, ma, a proposito di storie “alternative” su Sherlock Holmes, ti consiglio il gustoso romanzo di Jo Soares Un samba per Sherlock Holmes (http://amzn.to/1kKmp3t), dove l’investigatore, non proprio brillante come lo conosciamo, va in Brasile con Watson (che, laggiù, sarà inventore nientemeno che della caipirinha) e intreccia le proprie indagini con la nascita di un celebre serial killer.

  2. Francesco / 21 novembre 2015

    Non lo conoscevo, anzi non immaginavo ci fosse una tradizione di storie moderne di Sherlock Holmes (a parte al cinema e in tv…).
    Dovrei però leggere almeno tutti i romanzi di Conan Doyle prima di imbarcarmi in questi apocrifi 😛 Devo dire che, anche se sulla carta sarebbero operazioni che non mi piacciono, dal film deduco che il libro potrebbe essere interessante, e potrebbe esserlo anche quest’altro caso in Brasile.

    • Stefania / 21 novembre 2015

      @franz: parlo da fan dell’Holmes di Conan Doyle e il libro di Soares, per esempio, l’ho trovato irriverente (Sherlock non ci fa proprio una bella figura) ma parimenti spassoso.
      Da ragazzina, grazie alle raccolte della Newton Compton, ho letto tutto quello che Conan Doyle ha scritto su Holmes (e che è stato pubblicato in Italia, perlomeno). Ora, vista anche la mole dei racconti e la loro “ripetitività”, non ricordo praticamente più nulla (se non Il mastino dei Baskerville e Uno studio in rosso), a parte il piacere puro della lettura inteso come intrattenimento di qualità. C’è da dire che, col senno di poi, certe deduzioni fanno sorridere, sono troppo pindariche e cervellotiche per sembrare plausibili, però vanno anche considerate in un dato contesto storico, quello vittoriano, in cui le convenzioni sociali “inquadravano” con maggiore precisione le abitudini delle persone e quindi, che so, dalla consunzione di un bastone da passeggio trovato sulla scena di un delitto era possibile capire chi ne era il proprietario, se era mancino o destrorso, quale parco di Londra frequentava, ecc. 😀 Vale la pena leggere perlomeno i romanzi più noti e quelli che ho citato sono un ottimo modo per iniziare, secondo me 😉

      • Francesco / 23 novembre 2015

        son d’accordo. io sono un fan di Agatha Christie e da ragazzino ho letto i suoi romanzi e racconti, e adesso sono nella tua stessa situazione: non ricordo quasi niente se non i romanzi migliori. Di Conan Doyle ho il mammuth di Newton Compton e credo di aver letto già il Mastino e lo Studio, ma non li ricordo. Non credo però, quando li lessi, di aver ben compreso il fenomeno “Sherlock Holmes” e anch’io li lessi per il puro piacere della lettura, nonostante partissi con l’intenzione di “studiarlo”.

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