Recensione su Mr. Beaver

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Riprendere in mano la propria vita da soli / 27 Novembre 2013 in Mr. Beaver

Un film con una storia molto originale, per certi versi assurda. Walter Black è un uomo affetto da una grave depressione, che lo rende un soggetto apatico e svogliato. Un giorno, per convincersi di essere in grado di riprendere in mano la propria vita, decide di difendersi dal giudizio della famiglia, dei colleghi di lavoro e di tutti i suoi conoscenti, grazie all’utilizzo di un pupazzo per ventriloqui che ha le fattezze di un castoro e che si fa chiamare Mr.Beaver.
Il film ha una storia carina e un modo di affrontare le tematiche della solitudine, della depressione piuttosto particolare. Walter, arrivato ormai ad un punto morto e vicino al desiderio del suicidio, sviluppa una sorta di doppia personalità per difendersi da un mondo che ormai non gli produce più alcuno stimolo e con cui sembra non essere in grado di mettere in luce la sua persona. Questa situazione ricorda vagamente gli studi di Sigmund Freud, che affermava infatti come la scissione dell’io fosse uno dei meccanismi di difesa più comuni della psiche umana. Non a caso Mr.Beaver, l’alter-ego di Walter, rappresenta la parte più vincente del protagonista, la parte più ambiziosa e più carismatica, quelle che riesce a farlo emergere dalla polvere e a ridargli nuova luce. Una parte nata probabilmente dal grido di disperazione di un uomo che ha bisogno di un’occasione per ricominciare daccapo, per quanto la stessa occasione gli si presenti sotto forma di un pupazzo trovato nel cassonetto della nettezza urbana e messo senza indugi sul braccio.
Una bella interpretazione da parte di Mel Gibson e Jodie Foster. Non sensazionali, ma sicuramente positivi.

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