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Recensione su Madre!

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Madre Terra / 4 ottobre 2017 in Madre!

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

È senza dubbio impossibile recensire un film così dopo una singola visione. La mia è solo un’impressione, un commento a caldo.
Aronofsky ha sempre trattato il tema dell’autodistruzione: ma in questa occasione, invece di interpretarlo attraverso il racconto di un individuo, sceglie di parlarci dell’umanità intera.
Il film si apre con un rogo, con il big bang, estinzione di ciò che è stato e rinascita di un nuovo universo.
Protagonisti uno scrittore senza ispirazione (Bardem) e la sua splendida moglie (Lawrence), che tuttavia sembra non essere sufficiente, da sola, ad alimentare la sua vena creativa. Egli ha bisogno di qualcos’altro, e trova questo qualcosa in un medico ortopedico, suo fan, che non faccio fatica a immaginare chiamarsi Adam.
Tutto il film sembra infatti narrare il rapporto tra Dio, l’universo (che è la Madre Terra) e l’umanità.
Il medico si stabilisce a casa dello scrittore col suo consenso, ma non con quello di sua moglie, che anzi riprende il marito per aver lasciato entrare un estraneo. Quella notte l’ospite sembra stare male, e intravediamo una ferita al costato. In effetti il giorno dopo compare sua moglie, e Aronofsky sembra appunto suggerire fin da ora un riferimento alla Genesi e a Eva nata dalla costola. Assistiamo anche alla colluttazione tra Caino e Abele, il cui sangue sarà una ferita impossibile da risanare, un punto di non ritorno.

Di lì in avanti le analogie si sprecano: lo studio di lui che è il paradiso terrestre, dal quale l’uomo viene scacciato dopo aver tradito la fiducia di Dio. La gravidanza, ispirazione per la scrittura del nuovo testamento. Il figlio di Dio sacrificato e cannibalizzato (prendete e mangiatene tutti). Lo scrittore che continua ad amare i propri fan nonostante le atrocità da loro commesse, e anzi invita al perdono. E loro che, mano a mano, fanno a pezzi la casa, fanno a pezzi la Terra. Fin quando la terra non si ribella, ed è disposta all’autodistruzione pur di portare la stirpe umana con sé: non a caso l’unico a sopravvivere all’incendio è lo scrittore, è Dio. Un Dio cieco, accecato dall’amore verso le sue creature, che però non lo meritano. Un Dio che sbaglia, ma deciso a ritentare, a creare di nuovo, incapace di soffocare quel suo impulso; pur sapendo l’ immenso dolore che provoca agli altri. Un Dio per il quale non siamo che un esperimento, non l’essere onniscente al quale affidarci.

Il film è stato ampiamente criticato, e indubbiamente le analogie con la bibbia sono troppo lineari, fino al punto di non lasciar dubbi sull’allegoria. Io stessa avrei gradito un velo di mistero in più. Ma ho trovato il film forte nelle domande che pone, molteplici e credo diverse per ciascuno, crudo nelle idee che sembra suggerirci – al punto che, diciamo, non mi dispiacerebbe affatto trovare in sala pellicole così più spesso.

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