Recensione su Morte a Venezia

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Belle solo le immagini / 16 agosto 2015 in Morte a Venezia

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un musicista di mezza età si reca in vacanza a Venezia per riprendersi da un malore. Arrivato in albergo, si invaghisce di un efebico giovinetto dal nome improponibile: seguono due ore di occhiate languide da una parte e sguardi glaciali e inespressivi dall’altra, interrotti soltanto da sporadici flashback sulla vita passata del protagonista che dovrebbero dare profondità al personaggio e dirci qualcosa di più sulla sua concezione dell’arte e soprattutto dell’artista, ma che risultano innesti posticci, vere e proprie zeppe. Il vecchio porco si strugge e si tormenta, dilaniato fra la consapevolezza che il proprio amore non potrà mai essere corrisposto e il senso di colpa che lo divora per il fatto di essere vittima di una passione così ignobile e incontrollabile (cosa che comunque non gli impedisce di continuare a stalkare il ragazzino scrutandolo come un voyeur) finché, finalmente rassegnato, crepa.
A me il Visconti decadente non piace, che ci posso fare?

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