1971
4 Recensioni su

Morte a Venezia

/ 19717.892 voti
Morte a Venezia

Laguna nera / 28 Aprile 2016 in Morte a Venezia

In una Venezia dall’ alba fredda e desolata, inquadrata nella sequenza iniziale da pittorici scorci alla Canaletto, in una indefinita e silenziosa stagione pre balneare, nel lido putrescente battuto da un malsano scirocco si aggira tra le calli un dolente spettro, il professor Aschenbach consumato dalla bellezza intoccabile del giovane Tadzio, una maschera grottesca sulla quale cola la nera tintura per capelli, nera come una laguna percossa dalla pestilenza. Una risata isterica e disperata echeggia come un canto di morte e di disperazione. Visconti pigia una atmosfera greve con gli ammorbanti, insostenibili archi di Mahler, esibendo con gusto ogni luce e ogni dettaglio di lunghe, lente sequenze; nella hall di un albergo stile primo novecento si ode il cicaleccio indistinto di sottofondo e possiamo scorgere spicchi di vite da dietro gli occhialetti del professore solitario, sprofondato nel suo divanetto al centro della sala. Dirk Bogarde straordinario, soltanto lui poteva indossare questo sottile ma scomodo ruolo da pederasta, davvero un attore magnifico che mostra l’ambiguità nel suo aspetto più doloroso.

Leggi tutto

Belle solo le immagini / 16 Agosto 2015 in Morte a Venezia

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un musicista di mezza età si reca in vacanza a Venezia per riprendersi da un malore. Arrivato in albergo, si invaghisce di un efebico giovinetto dal nome improponibile: seguono due ore di occhiate languide da una parte e sguardi glaciali e inespressivi dall’altra, interrotti soltanto da sporadici flashback sulla vita passata del protagonista che dovrebbero dare profondità al personaggio e dirci qualcosa di più sulla sua concezione dell’arte e soprattutto dell’artista, ma che risultano innesti posticci, vere e proprie zeppe. Il vecchio porco si strugge e si tormenta, dilaniato fra la consapevolezza che il proprio amore non potrà mai essere corrisposto e il senso di colpa che lo divora per il fatto di essere vittima di una passione così ignobile e incontrollabile (cosa che comunque non gli impedisce di continuare a stalkare il ragazzino scrutandolo come un voyeur) finché, finalmente rassegnato, crepa.
A me il Visconti decadente non piace, che ci posso fare?

Leggi tutto

27 Febbraio 2013 in Morte a Venezia

E’ un film di rara bellezza e di grande impatto visivo. Il binomio Mann-Visconti si esplica in un film d’essay (adesso si usa così poco), in cui la narrazione passa in secondo piano rispetto alla filosofia di un personaggio magistralmente interpretato da Dirk Bogarde (già presente ne La caduta degli dei). Il suo professore in declino, ossessionato dalla ricerca della bellezza e dal rapporto tra arte e realtà non ha bisogno di lunghi discorsi per rivelarsi al pubblico e ripropone il tema del declino fisico e della corruzione del corpo in un valzer di sguardi e comportamenti significativi.
Il ritmo è volutamente rallentato ma questo non ha importanza. La colonna sonora che accompagna il film si rivela una scelta perfettamente allineata con la maestosità registica di Visconti.
E’ un’opera molto interessante che diviene ancora più nitida a fine visione e che si gode ancora di più ripensando alle piccolezze ed ai dettagli che sono stati proposti.

Leggi tutto

24 Gennaio 2013 in Morte a Venezia

Tratto dalla novella di Thomas Mann, l’interpretazione di Visconti (regista e co-sceneggiatore) è nel senso di esaltarne la drammaticità: Gustav (che in Mann è uno scrittore) è turbato dai suoi desideri nei confronti del giovane Tadzio, interpretabili come pensieri impuri (un’omosessualità latente che all’epoca destò qualche polemica), ma anche come la triste constatazione di un’esistenza in declino, evidenziata dal confronto col vitale e affascinante corpo dell’adolescente.
Il tema dell’invecchiamento e in generale dell’esistenza è trattato in uno dei profondissimi discorsi con il collega musicista, riproposti in alcuni flashback (importanti e caratterizzanti anche le discussioni sul senso estetico).
L’epidemia rappresenta la concretizzazione del pericolo nei confronti del quale Gustav cerca di fuggire, salvo poi riscoprirsi debole di fronte ai propri sentimenti.
La trama incede molto lentamente (il regista stava lavorando ad una riduzione della Recherche di Proust, da cui fu evidentemente condizionato, trasformando un’opera breve come quella di Mann in un film da oltre due ore).
Visconti privilegia la riflessione, accentuata dalla pacatezza con cui si svolgono le più semplici azioni, messa in evidenza dallo stile di regia: continue e lente panoramiche, campi lunghi e uso del teleobiettivo in situazioni insolite.
Un gusto per l’inquadratura eccezionale, con alcune composizioni davvero formidabili (il panorama con le due barche, quello finale al tramonto con Tadzio e la macchina fotografica sulla spiaggia, la scena dei fuochi in una Venezia in preda all’epidemia di colera).
Ottima, soprattutto nel finale, la fotografia di Pasquale De Santis, fresco vincitore di un oscar.
Splendida la scelta musicale con la III e la V di Mahler, con particolare e indovinata insistenza sull’adagietto di quest’ultima (vero e proprio capolavoro nel capolavoro, una musica che sembra creata ad hoc per la pellicola).
Ma anche un pezzo come A’ risa di Berardo Cantalamessa, capace di ingenerare una risata contagiosa nel pubblico (ma l’unico che non ride è proprio Gustav), nell’ennesima situazione paradossale dipinta dalla pellicola.
Il silenzio è parte fondamentale di tutto il film, con i dialoghi ridotti all’osso.
Se da un lato l’assenza di una voce narrante si fa sentire con un certo disagio, di contro tale assenza è chiaramente voluta e segno di una assoluta padronanza del soggetto da parte di Visconti, che in effetti riesce, grazie anche all’eccellente recitazione di Bogarde a regalare un emotività magistrale.
Pensato e ripensato, un vero capolavoro.

Leggi tutto
inserisci nuova citazione

Non ci sono citazioni.

Non ci sono voti.