Recensione su Moon

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Moon / 10 Febbraio 2011 in Moon

Per il primo quarto d’ora circa, Moon dà quasi l’impressione di voler giocare a fare il Solaris (o quello del 1972 se preferite), ma piano piano il film rivela una trama molto meno cerebrale e complicata e invece preferisce affrontare il tema della separazione (in più di un senso) con uno stile pulito ed elegante e un Sam Rockwell bravissimo.

Il mistero di quello che sta succedendo sulla base lunare della Lunar Industries è rivelato piuttosto in fretta, ma il film cattura lo stesso nonostante buona parte del film sia girata in un’unica ambientazione e con un solo attore umano più un assistente robotico doppiato da Kevin Spacey. L’esordiente Duncan Jones, figlio di David Bowie, è abile nell’elargire gradualmente informazioni sulla vicenda che è una specie di thriller esistenziale e che pone anche qualche quesito etico interessante, però lo fa senza mai risultare noioso o pedante, concentrando l’attenzione della telecamera e dello spettatore sul protagonista Sam e il suo dramma personale.

Se il buon giorno di vede dal mattino, questo lavoro d’esordio fa presagire un futuro radioso per Jones. Girato con un budget limitato e presentato al Sundance Festival, Moon è una fantascienza sobria ed elegante e, manco a dirlo, un gran bel film.

Sul blu-ray è incluso anche Whistle, un corto del 2002 diretto sempre da Jones di ambientazione semi-fantascientifica che mostra come il talento del regista non sia saltato fuori dall’oggi al domani. Decisamente degno di uno sguardo se si ha la possibilità di vederlo.

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