Recensione su Mood Indigo - La schiuma dei giorni

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30 marzo 2014

Quello che a Michel Gondry era riuscito così bene con “La Science des rêves”, non si ripete con questo nuovo film; materia prima fatta apposta per lui sembrerebbe, romanzo visionario e vivace, storia d’amore dentro una atmosfera surreale e tanta tanta creatività. Proprio su questo ultimo punto Gondry è il solito bravissimo regista e creativo, tanto che la prima parte del film è una specie di cascata di effetti speciali artigianali, trovate fantasiose e moltissimi sfizi e giochetti che affascinano. Ma se nelle opere precedenti c’era stato un equilibrio tra realtà e voli fantasiosi, qui il filo si spezza; complice la lunga durata del film, ad un certo punto si comincia a soffrire per la quantità di stimoli serviti uno dopo l’altro, fino a che vengono alla mente tutte quelle domande che di fronte ad un opera che si presenta subito come surreale non dovrebbero sorgere o quanto minimo non dovrebbero acquisire importanza e inficiare l’illusione filmica. Dato però il peso che raggiungono le stramberie è inevitabile chiedersi perchè questo e perchè quell’altro e la magia si perde, cala l’interesse per i protagonisti e aumenta la frustrazione per l’inesistente logica. Non che la storia sia brutta in sè e per sè, beneficiando così bene di due protagonisti dolci e belli ( Audrey Tautou e Romain Duris) e potendo contare su scene riuscite come “il giro in nuvola” e su una OST curata e peculiare, ma arriva ad essere schiacciata dalla struttura fantastica del film al punto da non suscitare empatia o comunque non quel livello di coinvolgimento che viene suggerito ad un certo punto, quando arriva il drammatico finale. Apprezzabile il lavoro scenografico e di fotografia, che esplode negli ultimi minuti e la sfrenata fantasia, tutti elementi che comunque sottolineano l’occasione persa a sfavore di un più sano equilibrio.

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