Recensione su Monster

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Quando l’impegno si incontra con la noia. / 25 Giugno 2012 in Monster

Aileen Wuornos fu una pericolosa serial killer che terrorizzò gli Stati Uniti intorno agli anni 80-90.La sua vicenda(da bambina maltrattata a donna di strada,a prostituta,a serial killer),non poteva non essere raccontata in un film.Ecco da cosa nasce “Monster”,progetto difficile e inconsulto,prodotto con coraggio dalla stessa protagonista,l’irriconoscibile Charlize Theron,che ha perfino vinto un Oscar per la cruda mise en scene della celebre assassina.Al centro del film è l’amore saffico tra Aileen e una sua amica,chiamata nel film Selby(nome vero:Tylia Moore).L’umanità trascendentale raccontata dal film è forse lontanamente ispirata dai b-movies italiani anni 80′,per quanto sia esclusa ogni crudezza nei particolari,ogni minima concezione di vitalità,e il tutto sia raccontato con deflagrante cattiveria che si trasforma in nefasta timidezza quando si comincia a toccare tasti importanti.L’esordiente Patty Jenkins,costruisce un intero film sulla figura della protagonista,ambigua rappresentazione del Male,simbolica e filosofica.Ma non ci si poteva aspettare un film così tanto privo di mordente,come questo esperimento fallito.La Theron recita bene ed è trasgressiva quanto basta,ma il ruolo la porta in una dimensione praticamente non sua,che la rende quasi ridicola agli occhi degli spettatori.”Monster” è un biopic scanzonato e (terribilmente) noioso,su una delle poche serial killer donne della Storia,ma presentà delle note e varie incongruenze con la realtà.Già la figura troppo stilizzata della Wuornos,nella realtà serial killer prostituta che uccide i suoi clienti,nel film diventa quasi un’eroina che cerca di salvare il suo platonico amore.Giustiziata in Florida tramite iniezione letale e non (come ci si potrebbe aspettare) sedia elettrica,la donna scrisse innumerevoli lettere in cui raccontava la sua storia.Da qui le grandi notizie riportate sulla vita della donna nel film.Probabilmente ha un finale troppo consolatoria e che fa passare il carnefice come una vittima:Aileen confessa i suoi crimini in una telefonata alla sua amica,poichè teme che si possa sospettare di lei.In poche parole,si fa giustiziare per amore.Il chè è leggermente incongruente con la versione reale dei fatti,in cui la serial killer,come sappiamo,ebbe un comportamento provocatorio e auto-distruttivo in carcere.Un’altra scena indica la voglia della regista di “schierarsi” dalla parte del carnefice(un pò come Placido nell’ottimo “Vallanzasca”):Aileen comincia ad uccidere dopo essere stata stuprata,ma non uccide solo colui che l’ha violentata ma altri 6 uomini,tutti clienti.La realtà è uguale,in questo caso,ma resta un puzzle d’intenzionalità (in)diretta,frustrante e poco provocatorio.”Monster” risulta poco avvincente e convincente soprattutto per la matrice profondamente cauta e casta del film e non per la vicenda in sè.La sceneggiatura gira spesso a vuoto,ma è comunque da apprezzare l’idea di vedere il killer da un punto diverso dal solito.Non come in “Dead Man Walking”,naturalmente,ma in un modo che ci si avvicina molto.Ma la Jenkins non è Tim Robbins,e non è neanche Michele Placido,e non riesce a gestire una figura ambigua e affascinante di una serial killer al livello di Ted Bundy(anche se con molti meno omicidi all’attivo).Proprio la sublimazione avvenuta dal fascino del Male,poteva convincere la Jenkins ad osare molto di più rispetto a quello che ha realmente portato a casa.Incetta di premi(soprattutto indipendenti),per uno dei peggiori ritratti di serial killer della storia del Cinema,molto sopravvalutato,poichè ritenuto temerario e sconvolgente.Purtroppo anche le migliori aspettative possono essere rovinate dalla visione di una pellicola scadente e poco interessante,che non lascia trasparire nulla e stanca col passare del tempo.Peccato perchè lo stesso script nelle mani di un migliore regista(anche Katryn Bigelow),sarebbe potuto diventare un modello da seguire per i film successivi e un punto di riferimento per gli amanti del Cinema.Ma ora come ora,si può solo dimenticarlo.Il più presto possibile.

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