16 Recensioni su

Principessa Mononoke

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La più rara gemma di Hayao Miyazaki / 30 Settembre 2021 in Principessa Mononoke

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Princess Mononoke, sotto il profilo del topos letterario, si presenta come l’opera omnia del maestro Miyazaki, in quanto in essa si possono scorgere e ravvisare tutti i temi cari al cofondatore dello Studio Ghibli, e che delineano, insieme alla peculiare animazione, quel racconto formativo che è alla base di ogni lavoro dello Studio stesso.
Andando però a sondare quello che è l’esoscheletro della narrazione, ossia i suoi personaggi, possiamo riscontrare delle divergenze, anche sostanziali, che mutano l’involucro del film, senza però intaccarne del tutto l’impronta idealista e femminista.
Innanzitutto, a dispetto del titolo, il caratterista principale è un ragazzo, Ashitaka, e non, come quasi sempre accade, un personaggio femminile.
Con il Porco Rosso nel 1992 avevamo già assistito a questa sorta di ‘’scambio’’ di ruolo, così come in Si alza il vento del 2013 , ultimo lavoro del Maestro.
Si potrebbe citare anche Il Castello errante di Howl , ma appare subito evidente quanto il personaggio di Sophie risalti per importanza rispetto al carismatico mago.
Quindi, cosa rende atipico il roster di personaggi di Princess Mononoke rispetto ad altre opere del Maestro?
Semplice. Sia nel Porco Rosso che in Si alza il vento, entrambi i protagonisti trovano, uno la salvezza ( e il perdono ), l’altro il raggiungimento di un sogno, grazie alla componente femminile che orbita nel racconto, e che si erge come ancora di salvezza e sostegno emotivo.
In Princess Mononoke, per la prima volta, l’archetipo miyazakiano si rompe, anzi cambia prospettiva. La donna non è al centro del percorso formativo che poi porterà il protagonista a liberarsi e a ‘’crescere’’. E’ bensì quest’ultimo a prendere le redini del racconto e a osservare tutto ‘’ con occhi non velati dall’odio’’. Quell’odio che rende Eboshi, donna forte e indipendente, cieca di fronte ai bisogni della natura, e San, verace e indomita guerriera, sorda ai richiami genuini di una fetta di popolazione che ancora conserva la sua umanità.
Miyazaki non idealizza queste due figure, non offre loro un vero percorso di crescita, almeno per quanto riguarda San, che non riesce nemmeno nel finale a perdonare il genere umano, sebbene provi un sentimento profondo verso uno di loro, ossia Ashitaka, unico vero anello di congiunzione tra uomo e natura.
San non rispecchia l’indole benevole e altruista di quasi tutte le eroine miyazakiane ( mi piace davvero il termine ), ma splende, forse ancor più di loro, per la propria genuinità. Per il fatto di risultare agli occhi dello spettatore, non caritatevole o virtuosa, ma reale, con tutte le idiosincrasie del caso.
In regia l’occhio si immerge in pianure arse di vita e di morte, nel lussureggiante disegno della natura, che primeggia su tutto, come a volerne imprimere il tratto. Stilisticamente ( e filosoficamente ) siamo vicini a Nausicaa della Valle del vento, ma qui l’impatto visivo è maggiore, fortemente condizionato sia dalla trama, che dal lato fantasy, che come sempre emerge nel suo immaginario folklorico.
La più rara gemma di Hayao Miyazaki.

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Anche questo , molto bello / 7 Gennaio 2019 in Principessa Mononoke

Molto carino anche questo cartone.
Ho apprezzato tantissimo il linguaggio aulico e prosaico dei protagonisti , stava molto bene nel contesto della storia.
Bellissimi anche i disegni , soprattutto la foresta (e chiederei a Cameron se per la sua selva di Pandora , non abbia scopiazzato parecchio da questo cartone…certi colori e alcuni sfondi, sono veramente identici).

Ho apprezzato meno la trama , me l’aspettavo più complessa . E alcuni dialoghi sono un pò troppo ripetitivi e prolissi.
Straordinari i disegni degli Dei Maligni e del Dio Bestia (si chiama cosi , non sto bestemmiando) , bisogna veramente avere un’immaginazione superiore.
Bello,insomma. Ma lo avrei fatto durare mezzora in meno.

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recensione / 16 Settembre 2017 in Principessa Mononoke

uno dei migliori film di animazione più belli mai visti.
il nonnino Hayao Miyazaki come sempre sa come farci sognare. in questo film vuole farci capire come potrebbe reagire la natura se continua a distruggerla e a far del male a essa e alle creature che ci vivono.

non so quante volte io abbia visto questo film, ma non mi stancherò mai e poi mai. E’ uno di quei film che va visti per forza, come del resto tutte le altre opere di Hayao Miyazaki

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Il miglior fantasy possibile? / 29 Marzo 2017 in Principessa Mononoke

Ora, io sono piccolino, ci ho trent’anni. Quando è uscito questo film esistevo ma ignoravo l’esistenza del Cinema.
Quindi l’ho visto oggi per la prima volta.

Ora provo a immaginarmi quando questo film è uscito come possa aver reagito il pubblico. Uno dei commenti più popolari sarà sicuramente stato: “Come potrà mai Miyazaki fare un film migliore di questo?”. Poi quattro anni dopo esce “La città incantata”. Gli stessi che avevano fatto quel commento a questo punto li avranno ricoverati, e ancora oggi staranno in cura, legati al lettino, urlando quanto tanta bellezza sia impossibile.

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Lo amo da quando sono piccola. / 26 Maggio 2016 in Principessa Mononoke

Questo film animazione è una cosa insuperabile per me, mi dona ogni volta emozioni nuove e non mi stancherei mai di guardarlo. <3

12 Dicembre 2014 in Principessa Mononoke

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ashitaka salvando il villaggio, c’è chi si gratta le panze e chi salva i villaggi, viene ferito da un demone orso. Deve quindi partire seguendo a ritroso le orme del bestio, per trovare qualcosa, o qualcuno, che lo possa guarire. Giunge a una città del ferro, retta da una donna con iron balls (come si suol dire, ma mi sembra un’espressione maschilista assai), dove tutti lavorano per estrarre il ferro e distruggere la foresta per estrarre il ferro e si lavora e si fatica per la legge della fica e dell’estrazione del ferro. Questa città è in guerra con la foresta, tutta? Con gli spiriti, i demoni e gli animali, guidati da San, ragazza mascherata che vive con una lupa madre e due lupi fratelli. La guerra è in corso, Ashi ci si mette in mezzo, tutti hanno ragione, tutti torto. Inizio con strutturalismo pesante da proppiana fiaba, l’eroe intraprende il viaggio per colmare una mancanza-> se non trova una cura per la sua ferita morirà; siamo in un Giappone medievale e fantastico, dove elementi storici (la modernizzazione) si fondono con divinità naturalistiche e spiriti forestali. Civiltà vs natura, simboleggiati dai due eserciti a confronto. C’è un intero pantheon, là fuori. E tematiche, a bizzeffe: la città è un esempio tagliente di industrialismo ante litteram, una catena di montaggio funzionale alla ricchezza e disposta a schiacciare chi si oppone al determinismo tecnologico. Ma è gestita da una donna, e per le donne, componenti forti di quel microcosmo cittadino. Per cui questa capa è cattiva, però è femminista dura, e rivendica diritti e possibilità negate alle donne nel solito mondo celodurista. Tutt’intorno diffusa, e ci si convive, una violenza che ciao (ciao!), Miyazaki più cruento, ci sono arti che volano e teste e sangue, c’erano dei bambini in sala e non so, io sarei rimasto sotto shock.
E ancora, fortissimo il richiamo all’immaginario cinematografico costruito da Kurosawa, gli eserciti che si muovono coi pennacchi, e il messaggio panico e universalista di convivenza, che nel finale si mostra con tutte le caratteristiche di una epifania per quasi tutti i protagonisti→ antimilitarismo mode: on. Che se non ci si ammazza e divide forseforse ce la si cava meglio, e vallo a spiegare, a questi cretini di umanimali.

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17 Settembre 2014 in Principessa Mononoke

Questo film d’animazione è stupendo, mi regalarono la cassetta da bambina (quindi niente doppiaggi cambiati) e me lo sono vista infinite volte, mi ero innamorata dei lupi e la storia seppur inquietante, mi affascinava tantissimo, ora che stanno facendo vari film di Miyazaki al cinema, anche mia mamma si è appassionata e li vuole vedere! Mononoke <3

27 Agosto 2014 in Principessa Mononoke

In occidente c’è una città in cui si lavora il ferro e si costruiscono nuove armi da fuoco, in cui una donna è al comando e altre donne lavorano e non hanno padroni. Ma la città può estendere i suoi domini solo a spese di una foresta incantata, abitata da un dio. Questo conflitto evocativo è narrato da Miyazaki senza cedere alla banale tentazione manichea di prendere le parti della natura contro quelle della tecnica, come avrebbe fatto quasi ogni altro regista meno dotato: la signora Eboshi è un personaggio largamente positivo. Allo stesso tempo il ritratto del dio, sereno e imperturbabile, costituisce il centro di una narrazione mitica di rara purezza (efficace anche la trovata dei simpatici Kodama). Il film sfiora il rango di capolavoro, ma non lo raggiunge: il personaggio di San – la principessa Mononoke del titolo – non è ben integrato con il resto: cosa in parte inevitabile, vista la sua duplice natura, ma anche narrativamente funziona poco. Il finale, poi, è troppo conciliante, con la città del ferro che promette di trasformarsi in utopia ecologica, senza riconoscere il dramma irrisolubile del contrasto che il resto del film ben rappresentava. Anche il dio, che (letteralmente) perde la testa, abdica troppo facilmente alla fine alla sublime dignità del Totalmente Altro per mutarsi per un po’ in cieco pupazzo distruttore.

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Il migliore! Visto al cinema sabato! / 13 Maggio 2014 in Principessa Mononoke

Min**ia se è bello sto anime! Non esagero ma per me è il migliore di Miyazaki e dell’intero Studio… il mio 10 parla da solo!
PS: Cercate di non PERDERLO al cinema questa settimana, rimasterizzato da Lucky Red e ridoppiato… Il biglietto inoltre costa solo 3 euro per via della Festa Del Cinema!

6 Febbraio 2014 in Principessa Mononoke

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La tematica centrale, ovvero il delicato rapporto tra uomo e natura e come avidità, egoismo, smania del progresso possano compromettere ogni equilibrio, trova forse una “soluzione” nel dialogo finale tra i protagonisti: i due dichiarano di amarsi (credo sia più chiaro nella versione originale, ma comunque si era capito), eppure si vedono costretti ad allontanarsi a causa della loro stessa natura. Essi incarnano infatti realtà opposte, anche se non troppo lontane: lei, cresciuta nella foresta tra i lupi e non disposta a ritornare tra gli uomini, è la natura, lui, principe dall’animo nobile e coraggioso, resta pur sempre un umano.
C’è quindi un’incompatibilità di fondo tra uomo e natura? O meglio, ai due non è concesso di fondersi completamente, ma solo di convivere a debita distanza (vicinanza sarebbe meglio)? Queste le domande che mi sono posta riflettendo sulla decisione di “troncare” così tutte le buonissime premesse ad una storia d’amore.
Mi ha colpito molto la capacità dell’autore di rappresentare il Male attraverso creature fantastiche ed immagini tanto affascinanti quanto spaventose. L’odio si trasforma in demoni. I demoni crescono lentamente in noi e ci divorano dall’interno. L’acqua, simbolo di purezza, è anche l’elemento purificatore, ma va accompagnata dalla volontà di guarire e di fare del bene.
Emblematica la figura di Lady Eboshi, che non si riduce ad una semplice antagonista, ma rappresenta anche la sottile linea di confine tra bene e male (dopo tutto è amata dal suo popolo e si è fatta protettrice degli emarginati, tra cui le schiave liberate e i lebbrosi).

Bello, bello, bello, magico, coinvolgente, profondo. Myazaki mi sorprende sempre.

(PS: è la prima recensione semiseria che provo a scrivere e non sapevo bene da dove iniziare, quindi mi sono concentrata sugli aspetti che mi hanno colpita di più :))

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Grande Miyazaki / 24 Dicembre 2013 in Principessa Mononoke

Storia affascinante come solo Miyazaki è solitamente in grado di regalarci.
La sua fantasia è incredibile. Si entra in un mondo irrazionale ma fantastico.
L’unico consiglio che si può dare è non dire nulla e invitare la gente a vederlo.
Unica pecca, a mio avviso, è quando parlano gli animali: oltre che doppiato male anche nell’animazione non è fatto bene.
Bocca chiusa e parlano.
Non mi piace.
Peccato.
Per il resto bello…
Ad maiora!

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Il “cambio di faccia” di Miyazaki / 5 Novembre 2013 in Principessa Mononoke

Tra le mie gravi mancanze dei capolavori dello Studio Ghibli, vi era questo Princess Mononoke di cui tutti mi parlavano benissimo e che alcuni miei amici mi avevano consigliato più volte. Da estimatore di quel geniaccio di Miyazaki, ho provveduto a recuperare questa pellicola, cercando di mantenere basse le mie aspettative per evitare influenze di opinioni. Il risultato finale è stato che il film mi è piaciuto, e pure parecchio.
Princess Mononoke è una pellicola per certi versi atipica per gli standard di Miyazaki e dello Studio Ghibli. Se da un lato si riscontrano i temi tanto cari al regista, come la morale ambientalista e il rapporto uomo-natura (per giunta già abbondantemente trattati in Nausicaa Della Valle Del Vento, dove vi è in comune anche il ruolo primario della donna e il tono epico con cui viene proposta la vicenda), dall’altro si nota un cambio di rotta sotto il punto di vista più maturo delle tematiche già citate. Qui, rispetto al precedente capolavoro dell’uomo simbolo dello Studio Ghibli, vi è un tono maggiormente drammatico e tragico. La pellicola infatti ci presenta un’ambientazione dove l’uomo sfrutta morbosamente la natura per il suo fabbisogno e per il proprio egoismo (viene eseguito un disboscamento massiccio all’orribile scopo di forgiare armi da fuoco, simboli della guerra, a sua volta uno degli indissolubili mali dell’umanità), senza dare nulla in cambio e condannando l’ambiente ad un destino nefasto. Natura rappresentata da creature che richiamano visibilmente ad abitanti della foresta o a leggende tipiche del folklore orientale. Gli umani, invece, sembrano vivere in un periodo che ricorda molto quello dello Shogunato Ashikaga. A condire sensibilmente l’aspetto tragico-drammatico della pellicola vi è la presenza di una violenza che si può definire piuttosto eccessiva se vengono considerate le precedenti pellicole dell’autore, e una dose massiccia e costante di azione, che rende sicuramente la visione più leggera e piacevole, senza stonare affatto.
In un bel cast di personaggi, spiccano senza ombra di dubbio le figure di San e del principe Ashitaka, che nonostante siano entrambi esponenti rispettivamente della natura e dell’umanità, rappresentano il punto d’incontro perfetto tra le due fazioni in lotta, e fornendo quella piccola speranza di pace e armonia di cui la vicenda narrata necessita insistentemente.
San è cresciuta tra i lupi della foresta ed è quindi legata all’ambiente che la circonda, ma rimane pur sempre un essere umano. Ashitaka invece è un ragazzo cresciuto in un villaggio, ma comunque rispettoso della natura (non a caso il suo compagno di viaggio è uno stambecco gigante, altra creatura rappresentante della natura in questo film), innamorato di San e che quindi ha profondamente a cuore la sua crociata. Due figure quindi che non vanno prese singolarmente, ma che rappresentano entrambe le due facce di una medesima medaglia e che sembrano nate per un destino che le vede insieme come un’unica identità, come la giusta sintesi tra l’uomo e la natura che lo circonda.
Colonna sonora pregevole e di ottima fattura ad opera di Joe Hisaishi, ormai considerabile a tutti gli effetti come una delle costanti più importanti dello studio.
Cosa dire quindi alla fine di questo Princess Mononoke? Qui si può vedere un Miyazaki che non si discosta dai suoi canoni abituali, ma che coraggiosamente prova ad esporsi da un punto di vista diverso, più maturo e che mira ad un maggiore impatto emotivo nello spettatore.
A mio avviso, riuscendoci appieno e regalandoci uno dei suoi migliori lavori.

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30 Maggio 2013 in Principessa Mononoke

Bellissimo. Trama e intreccio molto chiari e vivi, immagini assolutamente meritevoli e degne di nota. Come al solito il tema della natura si fa largo, ma ci sono anche la fiducia, l’appartenza, e sopratutto, a mio parere, la comprensione. Quella ricercata da Ashitaka, quella fiera e piena di certezze di San, quella che stenta ad arrivare a Eboshi. Un film fiero, e, cosa che mi ha in parte colpito, davvero crudo. Arriva tutto quanto davvero.

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La Principessa Mononoke / 30 Novembre 2012 in Principessa Mononoke

Purtroppo noi italiani, penalizzati da un doppiaggio orrendo, possiamo recensirlo solo per fiducia in Miyazaki e per la straordinaria animazione… finale completamente cambiato dal pessimo doppiaggio.

Luce e Didarabocchi / 10 Aprile 2011 in Principessa Mononoke

La forza di una Principessa dimora nel lamento del vento, e si fa custode del fragile e maestoso. Dio è ovunque, è il silenzio che non ha bisogno d’esser ascoltato, è la comprensione alle porte della follia.

16 Febbraio 2011 in Principessa Mononoke

Mononoke Hime è una parabola complessa ma lineare, un paradigma sulla crescita individuale e sull’evoluzione umana. La potenza delle immagini e la forza primigenia dei suoi personaggi sono superbe ed avvolgenti, intossicano dolcemente.
Le musiche di Hisaishi Joe, tanto per cambiare, sono imponenti, puro valore aggiunto alle immagini.
La leggenda dice che, durante la lavorazione di questo lungometraggio, Miyazaki fosse tormentato da un fortissimo dolore al braccio e che la maledizione di Ashitaka sia un riflesso del dolore del Maestro.
Un’altra leggenda vuole che, proprio per via di questa sofferenza, Miyazaki abbia minacciato di abbandonare il cinema di animazione.
La realtà è che, per fortuna, egli ha sconfitto il suo démone, proprio come il principe di questo film, ed ha continuato ad omaggiare il mondo con la sua Poesia.

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