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Recensione su Mission: Impossible - Rogue Nation

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Action senza turbamenti / 22 agosto 2015 in Mission: Impossible - Rogue Nation

Premessa: della saga di M:I, negli anni, mi sono persa i quattro film precedenti. In breve, finora, ho visto solo il primo e il secondo mai per intero.
Ho deciso di vedere il quinto capitolo delle avventure di Cruise/Ethan Hunt per sfizio, giusto per divertirmi un po’. Questo per dire che non sono un’esperta in materia, quindi chiedo venia per mie eventuali “ingenuità” a chi si ritiene più ferrato sull’argomento.

Di buono, questo film di McQuarrie ha soprattutto il fatto che, per l’appunto, può essere visto senza conoscere a menadito gli episodi precedenti: non ci sono ombre che riemergono dal passato e che inficiano la comprensione dei fatti presenti.
Dagli scambi tra Baldwin e Renner si intuisce l’ “attrito” pregresso esistente tra la CIA e la IMF e bona lì.

In breve, trattasi di buon film d’azione, ma nulla di più. Non ci sono guizzi narrativi o alcuna peculiarità in tema di caratterizzazione dei personaggi: Hunt è un eroe inconsistente ed incolore, senza particolari turbamenti o conflitti, limpido come un cristallo. Che barba.
Diciamo che lo script è abbastanza piatto, con vari doppigiochi, un paio di divertenti colpi di scena e ribaltamenti vari, ma ogni dettaglio rientra in un seminato decisamente tipico per il genere.

Succedono un sacco di cose, ci sono super-congegni elettronici, situazioni al limite dell’impossibOl , sangue freddo a catinelle, perciò l’attenzione resta sufficientemente desta lungo tutto il film.
Punto a favore: le scene d’azione, divertenti e ben orchestrate. Su tutte, l’inevitabile inseguimento in moto che, per me, vince a mani basse.
Divertente la scena iniziale, con Hunt attaccato al portellone di un aereo in volo (leggenda vuole che Cruise abbia girato la scena senza controfigure): peccato che costituisse i due terzi del trailer internazionale visto e rivisto per settimane (‘sti trailer chiacchieroni…).

Nonostante resti un tipetto spericolato e sia evidente che in quel che fa ci crede, Cruise sta invecchiando (forse, neppure troppo bene), c’agg’a dì, c’agg’a fa.
Classicamente bella Rebecca Ferguson che, a tratti, forse per via dei lineamenti nordici, mi ha ricordato addirittura la Bergman (non arrabbiatevi).
Solomon Lane/Sean Harris, invece, è un villain abbastanza mediocre, mi è parso tale forse anche per via di una (immaginata) somiglianza con Paolo Bonolis.

Nota finale: mi ha fatto sorridere che la colonna sonora di Joe Kramer richiami puntualmente l’aria del Nessun dorma della Turandot di Puccini, ogni volta che Cruise e la Ferguson si parlano. C’è qualche rimando/parallelismo che non ho colto? Non mi pare che i due personaggi femminili si somiglino.

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