2018

Mirai

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Mirai
Mirai

In famiglia, è appena arrivata una sorellina, la piccola Mirai. Il fratellino maggiore, Kun, 4 anni, è gelosissimo e vive la nascita della bambina con sentimenti contrastanti. Un giorno, il bambino scopre uno strano passaggio nel giardino della propria casa. Si tratta di un varco speciale che gli permette di viaggiare nel tempo!
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: 未来のミライ
Attori principali: Moka KamishiraishiHaru KurokiGen HoshinoKumiko AsoMitsuo YoshiharaYoshiko Miyazaki, Koji Yakusho, Masaharu Fukuyama, Kaede Hondo
Regia: Mamoru Hosoda
Sceneggiatura/Autore: Mamoru Hosoda
Colonna sonora: Masakatsu Takagi
Costumi: Daisuke Iga
Produttore: Yuichiro Saito, Takuya Itō, Genki Kawamura, Yūichi Adachi
Produzione: Giappone
Genere: Orientale, Fantasy, Animazione
Genere:
Durata: 98 minuti

Una specie di best of degli anime di Hosoda / 15 Luglio 2019 in Mirai

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Con Mirai, Hosoda Mamoru ricicla un bel po’ dei topoi della sua produzione cinematografica: salti nel tempo, smarrimenti in dimensioni parallele, uomini che si trasformano in animali (e viceversa), bambini e adulti che imparano e crescono nel solco delle più tradizionali storie di formazione…
Il film con cui Hosoda ha partecipato a Cannes 2018 nella Quinzaine ed è stato candidato agli Oscar 2019 per il miglior lungometraggio animato è una specie di best of delle sue precedenti produzioni, il che ha i suoi pregi, ma, a mio parere, ha anche alcuni difetti.

La fonte di ispirazione principale del film è di natura biografica: Hosoda ha iniziato a elaborare questo anime in concomitanza con la nascita della figlia, che si chiama proprio Mirai. Anche in casa Hosoda c’era un fratellino maggiore che, all’arrivo di Mirai, ha mostrato insofferenza e gelosia. Così, Hosoda ha attinto alla sua esperienza di genitore, per mostrare gli aspetti più comuni eppure profondamente intimi di una routine famigliare alterata da inaspettati squilibri.
Paradossalmente, quello che, di solito, è uno dei punti di forza delle storie messe in scene da Hosoda, cioè la dimensione fantastica del racconto, qui zoppica in maniera un po’ troppo vistosa (per i miei gusti). Alcuni meccanismi fantastici, per quanto tali, sono fumosi e hanno poco senso, in termini narrativi.
Per esempio, penso alla sequenza in cui Mirai, Kun e Yukko vogliono rimettere a posto le bambole tradizionali, dove tutto appare troppo reiterato e forzato. Oppure, benché affascinante e foriera di belle suggestioni (che sembrano riprese pari pari da Summer Wars), ripenso alla parentesi all’interno della stazione di Tokyo (dove, fra l’altro, l’uso della computer graphic mi è sembrato poco convincente).
Mentre la versione cresciuta di Mirai è caratterizzata molto bene con pochi ed efficaci tratti che la rendono accattivante e simpatica fin dal primo istante (in questo somiglia molto a Makoto, la protagonista de La ragazza che saltava nel tempo), Kun adolescente -che mi sarebbe piaciuto vedere in un ruolo più significativo, alla pari del bisnonno, per esempio- è un ragazzo saccente e ombroso che, a dispetto di una veloce riflessione sul valore dei ricordi, non sembra insegnare nulla a Kun bambino.

Tra i punti a favore di un film a mio parere imperfetto, c’è la capacità di rendere particolarmente umani i suoi protagonisti, un talento di cui il buon Hosoda non ha mai difettato, per fortuna.
Per esempio, Kun è un bambino al 100%, dolce e fastidioso in egual misura, inutilmente capriccioso, perfino antipatico e sgradevole nella sua infantile cocciutaggine, ma capace di incredibili intuizioni che fanno vedere il mondo con altri occhi ai suoi genitori.
A loro volta, mamma e papà di Mirai e Kun sono “difettosi”, insicuri, ma disposti (in)consapevolmente a crescere con i propri figli, aperti ai cambiamenti con il giusto mix di sentimento e razionalità.
Non è semplice rendere su schermo una tale complessità emotiva, eppure Hosoda ci riesce sempre e di questo gli rendo indubbio merito.

Però, per quanto gradevole e nonostante i riconoscimenti ottenuti in giro per il mondo nell’ultimo anno, Mirai non mi è sembrata la miglior prova offerta finora da Hosoda.

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Amore fraterno / 2 Maggio 2019 in Mirai

Kun è un bambino di quattro anni, viziato e coccolato all’estremo dai suoi genitori. Il suo status cambia con la nascita della sorellina Mirai che naturalmente cattura tutta l’attenzione dei suoi genitori che un tempo era soltanto sua.
Sopraffatto dalla gelosia, il bambino entra attraverso il giardino della sua abitazione in un mondo parallelo dove incontra la sorella Mirai del futuro, ormai divenuta un’adulta.
La visione del nuovo mondo e di conseguenza i sentimenti che nutre nei confronti della sorella muteranno completamente.
Film dolce e delicato sul tema della famiglia(tema questo molto amato da Hosoda) e sull’affetto fraterno. Tra magia e realtà si snoda una storia carica di sensibilità e umanità, l’evoluzione di un bambino che avviene attraverso la sua fantasia e il suo viaggiare attraverso avvenimenti passati e futuri che coinvolgono lui e i membri della sua famiglia.
Una sorta di storia di formazione(anche se parliamo soltanto di un bimbo di appena quattro anni), un film per me di grande bellezza visiva(i disegni sono spettacolari) ed emotiva(il finale mi ha commossa molto).
Un film d’animazione per me di alto livello, peccato non sia stato considerato per la vittoria finale agli Oscar nella categoria animazione.

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