Miracolo a Le Havre

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Miracolo a Le Havre

Dopo aver trascorso la giovinezza a Parigi, Marcel si è trasferito a Le Havre, dove si è sposato e dove svolge, seppur con magri guadagni, la professione di lustrascarpe. L'amata moglie si ammala, viene ricoverata ed egli resta solo col cane Laika, finché non incontra Idrissa, un giovanissimo clandestino diretto a Londra da sua madre: Marcel lo sottrae alla caccia della polizia, nascondendolo nella sua casa, con la complicità di alcuni commercianti del quartiere.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Le Havre
Attori principali: André WilmsKati OutinenJean-Pierre DarroussinBlondin MiguelElina SaloEvelyne Didi, Quoc Dung Nguyen, Laïka, François Monnié, Roberto Piazza, Pierre Étaix, Jean-Pierre Léaud, Vincent Lebodo, Umban U'kset, Patrick Bonnel, Ilkka Koivula, Myriam "Mimie" Piazza, Luce Vigo, Valérie Caron, Jérôme Boyer, Jean-Luc Guion-Firmin, Pierre Morineau, Johann Rioux, Julien Flematti, Éric Duteil, Corinne Belet, Dominique Lepagne, Anne Lizy, Pierre Richards, Loïc Jamet, Nico Garotin, Bertrand Couloume, Nicolas Noël, Gilles Mallet, Gilles Adam, Patrick Leboucher, Michel Lacaille, Stéphane Livonnen, Arnaud Clément, Dominique Comont, Alain Guillot, Philippe Hubschwerlin, Franck Durand, Christian Amyard, Rudy Amyard, Brice Augé, Lucas Loubaresse, Ireneusz (Irek) Spiewak, Gilles Charmant, Mary Berkelmans, Seluna Lemercier, Fanette Martinie, Rémi Pradinas, Stéphane Parthenay, Alain Chapelain, Rachid Bessal, Oumar Ly, Emmanuel Ingweiller, Matthieu Hébert, Frank Atinault, Dominique Mare, Brice Niel, Alban Rutten, Franck Rutten
Regia: Aki Kaurismäki
Sceneggiatura/Autore: Aki Kaurismäki
Fotografia: Timo Salminen
Costumi: Frédéric Cambier
Produttore: Aki Kaurismäki, Hanna Hemilä, Fabienne Vonier, Reinhard Brundig
Produzione: Finlandia, Francia, Germania
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 94 minuti

9 Aprile 2014 in Miracolo a Le Havre

Miracolo a Le Havre.

Miracolo a Le Havre è molto più di un film, la pellicola è una poesia agrodolce dotata di un happy ending e dagli sviluppi più tragici che comici.

E’ la storia di un eroe di tutti i giorni, un lustrascarpe dall’animo d’oro, e del suo nobilissimo fine. Marcel Marx, ecco il nome del prode, è un anziano che arriva con difficoltà a fine mese.
E’ sposato da decenni con Arletty, sua moglie malata, e conduce una vita ai margini. Vive ai margini della società sia professionalmente sia nel suo domicilio. Per dire, l’abitazione dove vive la coppia è sita in un luogo poco piacevole, una periferia del mondo moderno, una zona portuale fredda. Le Havre è meta di incontro e di scontro fra civiltà. Eppure è sereno, distaccato ma sereno.
La monotonia della vita di Marcel termina quando un gruppo di clandestini africani sbarca per errore proprio al porto di Le Havre anziché finire in Gran Bretagna. Il regista, Aki Kaurismäki, li immortala all’interno di un container.

Non c’è spettacolarizzazione del dramma, non siamo su Studio Aperto. Paradossalmente però ci va pesante nella scena dopo: i reparti speciali intervengono armati fino ai denti e vorrebbero sparare ad un bambino che fugge. Questo forse mi è sembrato un po’ esagerato come esagerato la mancanza di una via di mezzo nel ritrarre il tutore della legge o il cliché del poliziotto degno delle migliori barzellette sui Carabinieri nostrani.
Piccola critica a parte il film riparte, è in seguito alla fuga che Marcel incontra il clandestino Idrissa.
Lo spettatore lo trova immerso nell’acqua gelida mentre viene aiutato dal lustrascarpe. sarà il primo di una serie di incontri che porteranno i due a vivere l’uno accanto all’altro. Lo proteggerà fino alla fine come il figlio che non ha mai avuto. Addirittura il quartiere, un microcosmo, una specie di famiglia allargata, sosterrà l’improbabile duo. Idrissa e Marcel si completano, il primo imparerà il mestiere ed il secondo cercherà di procurarsi una somma di danaro per far congiungere il bambino alla madre. Le azioni del lustrascarpe hanno qualcosa di più che profondo, oserei dire religioso. Mi ricollego quindi al titolo del film: “Miracolo a Le Havre”; il miracolo.

I due miracoli che avverranno nella pellicola daranno corpo ad una nuova vita, un’esistenza più rosea e meno difficile.

Una bella favola ma le favole non corrispondono alla realtà.

Donmax

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Il ciliegio in fiore / 7 Marzo 2014 in Miracolo a Le Havre

Sembra un coloratissimo fumetto francese; gli attori sono volutamente statici, seri, poco espressivi e raramente si sovrappongono nei loro dialoghi.
Kaurismaki mi sembra uno di quei registi per cui l’aderenza alla realtà non è una gabbia, ma non ha nemmeno bisogno di stupire con arditismi simbologici; basta una bella gamma di dettagli e colori accesi (apprezzeranno i fans di Wes Anderson), un mondo fotografico dove si muovono le pedine di un sottile gioco a usurpare il cupo reame del pensiero cinico. Una Le Havre buona che aiuta un giovane immigrato, dove un cancro guarisce miracolosamente e il ciliegio fiorisce infine; a molti potrà sembrare buonismo da quattro soldi, a qualcuno una ventata d’aria fresca nel buon nome dell’ Umanità.

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17 Dicembre 2012 in Miracolo a Le Havre

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mi sfuggiva come un’anguilla l’ultimo film del finlandese Aki Kaurismaki, un genio del cinema che all’ultimo film festival di Torino si era presentato in conferenza stampa con una bottiglia da 66 di birra e successivamente si era messo a litigare con Castellitto. Un confronto davvero impari, io Castellitto col cinema nemmeno ho mai capito che cosa c’entri, è come dire ci sono in tavola una merda e del tiramisù, che prendi? (poi ok, esistono i coprofagi, ma son pochi).
Comunque, in una Le Havre insieme moderna ma fuori dal tempo Marcel lavora alla stazione come lustrascarpe. Ha un ristretto giro di buoni amici, una moglie che ama, Arletty, il cane Laika, una casetta in un vicinato dove tutti si conoscono e poco altro. Succede che, mentre la moglie finisce in ospedale per un cancro apparentemente incurabile di cui a Marcel non vien detto nulla, vengono trovati dei clandestini africani in un container del porto: un ragazzino scappa, lui lo trova e lo prende con sé, per aiutarlo a passare la Manica. Ma non sarà solo, perché lo aiuta il cane, lo aiutano la panettiera e il fruttivendolo, tutti fanno qualcosa, lo aiuta l’ispettore, che pure sembrava tanto cattivo ma sa chiudere l’occhio al momento giusto, in un gioco di squadra per mettere il ragazzino su di un battello.
Lo stile di Kaurismaki è del tutto peculiare, e lo è anche in questo film dove tutto è a lieto fine, il doppio miracolo della fuga e della guarigione si realizza, come se ad un mondo di personaggi dalle vite così piccole e innocue e buone fosse quasi dovuto. C’è sempre anche un certo sfasamento, nei film del Kau, una certa dose di surrealtà e nonsense, qui dovuto in gran parte, oltre che ai dialoghi, alle ambientazioni e agli indumenti, che sembrano usciti da un noir di Melville dei bei tempi del cinema francese. Un noir a colori pastello, tra personaggi del genere ci si capisce con un’occhiata e a volte anche con meno, fare del bene si può e si può a tutti i livelli, la felicità nella quotidianità può esistere. Marcel fa le cose giuste, ecco. Poi che il miracolo avvenga però è culo.
Da segnalare anche che c’è, in un ruolo secondario, pure Jean-Pierre Leaud, che è l’attore feticcio di Truffaut, quello che era bambino nei Quattrocento colpi e poi è cresciuto e blablabla. E che questo è l’ennesimo film di quest’anno ad affrontare il problema dell’immigrazione. Il nostro Terraferma di Crialese resta per ora e a mio parere il migliore.
NB: nel corso, prima e dopo la proiezione sono per la prima volta in vita mia diventato chiaramente OMOFOBO. In quanto io e Superlavoratore avevamo nella fila dietro tre palesemente supergay quarantenni che hanno detto solo e continuamente cazzate allucinanti. L’ultima era veramente colossale, se ne sono andati affermando “Sì, beh… il classico film francese!”
MA PORCO CLERO! É un finlandese, come fa a fare il classico film francese????? -.-”””””’ Giuro li ho odiati, a lot.

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18 Ottobre 2012 in Miracolo a Le Havre

Mi è piaciuto soprattutto il modo di affrontare la vita del protagonista, di sua moglie e dei suoi compaesani. Niente aveva e tutto dava.
E ripartiva sempre da zero.

12 Marzo 2012 in Miracolo a Le Havre

Molto carino questo film del regista finlandese Kaurismaki, che piazza in un paesino di mare della Normandia un clochard distratto e dal cuore tenero, un personaggio discreto e dalla risposta pronta, a tratti umoristica, il quale, con la collaborazione degli amici e degli altri abitanti del paese riesce a regalare la libertà ad un bambino africano, un piccolo immigrato clandestino, braccato dalla polizia come un boss della mafia.
Stereotipi e situazioni buffe, commissari di polizia in impermeabile nero, poliziotti che fanno irruzione come nei cartoni animati, fruttivendoli col carrettino, medici che parlano di miracoli, rocker che assomigliano a Bruno Lauzi, tutti sono perfettamente inseriti in una cornice da favola, dove non c’è bisogno di parlare troppo (un altro film che riduce il minimo la sceneggiatura, mettendo bene a fuoco ciò che conta e caricandolo di sentimento e significato).
E’ una storia positiva, una piccola chicca di speranza, una favola moderna ambientata in un improbabile paesello tra insegne al neon in stile bohemien, baguette, banchetti da lustrascarpe e concerti nei capannoni.

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