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Recensione su Minority Report

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Invenzioni visuali straordinarie, ma… / 20 gennaio 2016 in Minority Report

Un film che è rimasto famoso per le invenzioni visuali straordinarie: il computer azionato a gesti, le auto che corrono lungo le pareti degli edifici, i ragni robot. Citazioni dall’altro grande film dickiano, Blade Runner, con le pubblicità sulle facciate dei muri e gli occhi trapiantati; forse anche da Fahrenheit 451, con le divise dei poliziotti della precrimine. E la trama? Compatta, con qualche buco e un finale che quasi nessuno ha trovato convincente, ma nel complesso ben costruita. Forse troppo; c’è nella vicenda una certa artificiosità, una mancanza di sincerità: tutto è controllato, con la riflessione filosofica sul libero arbitrio (un po’ scontata) a fare da impalcatura. Manca l’effusione sentimentale – anche eccessiva – che contraddistingueva Blade Runner. E c’è poi il peccato capitale del film: la fotografia con i colori desaturati. Una scelta estetica incomprensibile, che se capisco bene sarebbe dovuta al desiderio di ricordare un film noir, ma che procura invece – oltre a un certo mal di testa – un senso di distanza dall’azione e rende meno leggibili le immagini più originali. Veramente demenziale.

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