Recensione su Mine vaganti

/ 20107.1397 voti

senza nulla osare / 6 Aprile 2011 in Mine vaganti

Cominciamo con quello che mi è piaciuto: il registro comico, che dovrebbe farsi più tagliente, la fine della Occhini.
Cosa non mi è proprio piaciuto: la costruzione del personaggio della Grimaudo, certamente segnato da un montaggio infelice, per me è anche un personaggio che si poteva benissimo tagliare, a che serve? (ad un certo punto lei sa dell’omosessualità di Tommaso, quando glielo ha detto? Lei ovviamente non fa una piega e perchè mai? Forse perchè è giovane? No, ha sofferto!); l’uso di Lecce, se Istanbul ce l’aveva fatta respirare e Roma ce l’aveva fatta vivere, Lecce la lascia lì, vuoto teatrino dei personaggi che si avvicendano sul suo sfondo.
Ozpetek confeziona il suo film ricalcando Saturno contro, senza osare nulla, affondando nella cifra stilistica del “piacente” e così facendo rischia di impantanarsi in suoi personali clichè: la coppia bella, ormai quasi casta (il sesso si riduce ad un bacio, poi stacco, sono abbracciati a letto…fate voi), buonissima e inossidabile; gli altri tutti un po’ macchiettistici; gli etero un pochetto molto poco affascinati (terribile la coppia della sorella e del cognato e delle loro figlie, ma perchè?) e sicuramente, se omofobi, almeno insinceri (c’era bisogno di fare del padre del protagonista un fedigrafo? Perchè? anche una persona retta può essere omofoba), almeno che non soffrano. Eh sì la sofferenza è la cifra della follia, dell’irregolarità, della vita veramente vissuta e ci fa essere molto aperti, tolleranti e giusti (guardare la nonna, che però, ammettiamolo, è stata incapace di inculcare un po’ di buon senso nei suoi figli, ma si sa, solo il dolore o l’irregolarità, meglio se coniugati, rende speciali).

Consiglierei ad Ozpetek di osare un gay single e molto molto dedito al sesso promiscuo; di evitare di renderci simpatici tutti quanti perchè hanno sofferto; di rendere giustizia alle materie scietifiche, anch’esse producono esseri sensibili, non solo le belle lettere; di inventarsi qualcosa registicamente (troppe tavolate con la cinepresa che gira intorno, a parte questo…nulla), di osare davvero, di rompere gli schemi, di essere un po’ più camp.
Noto che negli anni si sta facendo conservatore: almeno in Hammam il sesso era guardato, quindi estremamente sensuale; ne “Le fate ignoranti” era praticato con baldanza….ora son tutti professorini e c’è solo il bacio.

Ma Ozpeteck ha una valenza sociale? Ahimè sì, ho sentito dire da persone entusiaste del film che non hanno tollerato la visione del casto bacio, si sono voltate, quindi siamo proprio nel 2010, mica nel 2000.

2 commenti

  1. ailinon80 / 25 Marzo 2013

    Purtroppo Ozpeteck, da quando ha lasciato la sua Istanbul è in caduta libera. Non capisco come possa aver fatto film splendidi e poetici come i suoi primi (Hamam, harem suarè, le fate ignoranti), per poi essere caduto quaggiù. In filmetti allegri quasi da cinepanettoni gay, molto macchiettistici, con attori televisivi…
    Diavolo Alessandro Gassman l’ho adorato in Hamam!

  2. janpy / 12 Agosto 2015

    Fedifrago.

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