Recensione su Million Dollar Baby

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L’ho presa sul personale. / 17 febbraio 2011 in Million Dollar Baby

Non dovrei, lo so, è tutto nervoso inutile, ma non ci posso far niente. L’ho presa sul personale quindi sono la persona meno adatta per scrivere una recensione su Million Dollar Baby, ma ho deciso di farlo ugualmente. Come terapia. Forse mi farà bene…
E’ che nel pugilato (frego la metafora a Clint) c’è il gioco corretto e ci sono i colpi bassi. Un colpo sotto la cinghia ti fa male e ti fa piangere quanto un bel gancio ma le due cose non possono essere paragonate. Nel primo si fa leva sulla furbizia e sulla buona fede (o ingenuità) dell’avversario, nel secondo sull’abilità e la preparazione di chi lo sferra. Clint secondo me ricerca in continuazione un facile ritorno emotivo con vari trucchetti (scene patetiche, sequenze con tempi allungati per far scendere bene la lacrima) andando a mirare in continuazione proprio lì sotto la cinghia. E va beh, Eastwood non è Bergman. Ma il problema è che i film risvegliano nelle persone i propri vissuti, i propri fantasmi e i registi se ne dovrebbero assumere la responsabilità. Se si vuole trattare temi delicati, per rispetto dello spettatore, bisognerebbe quantomeno giocare corretto. E correre anche il rischio che la lacrima non scenda (e non si vinca oscar). Poi alla fine ottimi attori, magistrali scene di pugilato e tutto il resto, ma da quando ho visto due ragazze in sala uscire perché si sentivano male, l’ho presa sul personale.

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