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Recensione su Milk

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23 giugno 2011

Il film è interessante, forse sì sta sul generalista, film per tutti, ma fino ad un certo punto. E’ una biografia atipica, non c’è un eroe, o un uomo di talento, o un genio, o un folle, insomma la biografia classica sceglie tendenzialmente l’eccezionalità e di quella si ciba nel tentativo di venire a capo dell’imperscrutabile perchè (chi è portatore di handicap è un genio o un artista, il matematico è folle, il musicista è schizzoide etc etc).
Milk è un uomo medio, non particolarmente brillante, non baciato dalla fortuna, non attraente, non capace in maniera quasi mistica di coinvolgere le folle indistintamente, ma proprio per questo Van Sant lo esalta, è la medietà che si fa capace della forza di un’idea, lottando, essendo spesso sconfitto, raggiungendo alcune mete. Milk dunque è il riflesso della sua battaglia, non vengo “accettato” io gay perchè sono brillante, talentuoso, perchè sono speciale, io voglio essere non discriminato perchè banalmente normale.
E’ molto bella la scena riflessa sul fischietto che è sporco di sangue, perchè il cittadino da solo non ce la fa, ha bisogno dell’impegno pubblico, ha bisogno di quel poliziotto riflesso.
Mi sono piaciute le scene dentro il municipio, sono un po’ tutte Vansantiane, immerse in una luce abbagliante e opaca allo stesso tempo.
Brolin è ripreso come l’isolato, l’individuo all’interno di una società che dovrebbe abbracciarlo a braccia aperte, la sua solitudine è infinita (nessuno al battesimo del figlio, isolato nel suo ufficio, è sempre un uomo solo), è il tipico soggetto che cova un malessere enorme all’interno di una società normalizzante.

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