Recensione su Midsommar - Il villaggio dei dannati

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Midsommar - Il villaggio dei dannati
Regia:

Microcosmo presuntuoso / 17 Giugno 2020 in Midsommar - Il villaggio dei dannati

Non ho granché da dire su Midsommar, se non che, come gli altri lavori di Aster che ho visto, mi pare che il regista statunitense si compiaccia molto del proprio ermetismo, un po’ come quando si ride davanti a terzi delle proprie battute.

Forse ancora più che con Hereditary (e ce ne vuole, eh), qui, mi è sembrato che Aster abbia fatto il possibile per confondere e turbare lo spettatore, dandogli relativamente poca ciccia da gustare, non sentendo la necessità di far entrare appieno il pubblico nella vicenda, respingendolo a più riprese, disturbandolo con dettagli affascinanti ma, a conti fatti, superflui.
Lui si sarà anche divertito a creare un microcosmo con leggi, lingue e regole di ispirazione nordeuropea. Io mi sono annoiata decisamente troppo per riuscire a considerare positivamente un film che mi è sembrato troppo presuntuoso (colpa della ingiustificata durata, in primis. A proposito: Aster ha “minacciato” un prossimo lavoro – che ha già definito a nightmare comedy– lungo 4 ore).

Midsommar non manca certo di elementi a favore (tra questi, secondo me, c’è l’interpretazione di Florence Pugh, un’attrice che, dopo Lady Macbeth, mi intriga molto). Ma, nel complesso, il risultato mi ha (ancora) deluso.

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