Recensione su Midnight in Paris

/ 20117.41072 voti

Nulla di nuovo sotto la Torre Eiffel / 17 Maggio 2013 in Midnight in Paris

Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni: per i primi dieci minuti abbiamo temuto che il vecchio Woody replicasse la pessima performance dello scorso anno. Non siamo a quei livelli, ma dobbiamo comunque essere sinceri. Midnight in Paris è un film tutt’altro che entusiasmante.

Prima di tutto perché Allen, all’ombra della Torre Eiffel, non allestisce nulla di nuovo. Ancora una volta abbiamo uno scrittore, Gil (Owen Wilson), in crisi creativa. E ancora una volta lo troviamo legato sentimentalmente a una bionda (Rachel McAdams) che sembra perfetta ma non lo è. E i suoceri scettici, e un fascinoso quanto insopportabile intellettuale, e una morale a dir poco scontata (gli esseri umani non fanno altro che rimpiangere il passato).

Bisogna attendere che Gil incontri i grandi (?) artisti della sua epoca d’oro per ridere un po’. Ma la verve manca e, per quanto Wilson si sforzi, solo Allen riuscirebbe a mettere in scena e interpretare se stesso, i propri tic, le proprie nevrosi. Così come solo un certo tipo di pubblico può spingersi a definire come “fantasioso” l’espediente di un fiabesco viaggio nel tempo.

Il fatto che Woody giri un film all’anno può farci capire, ma non giustifica, tutti questi difetti. Il grande regista, qui, non spicca per tematiche e dialoghi che l’hanno reso grande, quanto piuttosto per la capacità di far rivivere le atmosfere più romantiche di Parigi (o, almeno, la percezione che può averne un affascinato turista). In questo riesce egregiamente. Per il resto, nulla di che.

Del vero, del vecchio Woody Allen, quello più amato, quello che continua ad appassionare generazioni vecchie e nuove, non ci rimangono che gli sprazzi.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext