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Recensione su Midnight in Paris

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9 dicembre 2011

Il film è carino, come ambientazione splendido (folle voglia di Paris, folle voglia di anni ’20, folle voglia di Fitzgerald), ma francamente mi aspettavo di meglio. Sì, certo, incontrare fior fiore di artisti e intellettuali tra una conga ed un jazz è meraviglioso per qualcuno che ama rifugiarsi nelle epoche che furono. Ma proprio per questo avrei preferito che si puntasse sul sogno, più che sulla realtà; perché mai Woody Allen dovrebbe trasmetterci la morale banalotta del vivere il presente (“ma no”, dirà qualcuno “il passato è fatto di tanti presenti: il vero messaggio è che non esiste un’epoca migliore dell’altra”… e vabbè, è banale comunque!)? Lo facesse con stile, poi… E invece non è neanche brillante; per non parlare del finale estremamente stonato.
Le sei stelle sono un premio per avermi fatto vedere Parigi per la prima volta ed avermi fatto conoscere qualche scrittore e pittore “dei tempi buoni”, ma non penso mi rimarrà altro. Ah, sì, anche perché è la prima recensione che scrivo.
Peccato.

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