Recensione su Midnight in Paris

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3 agosto 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

L’ho trovato un fim molto piacevole, sotto alcuni aspetti divertente e con un tocco di dolce malinconia che certo non guasta.
La trama non è forse delle più originali: un aspirante scrittore sognatore e innamorato del passato, degli “roaring twenties” in vacanza a Parigi con la fidanzata con cui sembra non avere nulla in comune scopre dopo la mezzanotte di essere finito (per incanto? Sogno? Allucinazione?) proprio nella vitale Parigi degli anni venti, dove incontra tutti i personaggi più significativi dell’epoca. Affascinanti sono quindi i ritratti di questi illustri personaggi: gli spumeggianti e al contempo depressi coniugi Fitzgerald, il solitario e disincantato Hemingway, l’irascibile Picasso, il visionario (qualcuno ha visto un rinoceronte?) Dalì, e poi Buñuel, un solo nominato Modigliani e via discorrendo.
L’incontro con un’affascinante allieva di Coco Chanel innamorata sella bell’epoque farà riflettere il giovane scrittore sull’utilità di vivere con la mente sempre rivolta al passato, fino a giungere ad un lieto fine forse fin troppo scontato e non necessario, quasi un contentino per chi in un film cerca sempre un sospiro soddisfatto sul finale, ma tutto sommato uno “scivolone” perdonabile.
Sarà che nei ruggenti anni venti spesso farei volentieri un salto anche io, sarà che, per quanto non particolarmente originale, l’idea di partecipare ad una festa assieme a Zelda e Francis Scott Fitzgerald mi fa comunque brillare gli occhi, ma mi sono gouta questo film con un sorriso.

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