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  • Voluta lentezza per far sì che persone come me la contestino e vengano attaccate perché incapaci di comprendere il vero significato del film

Recensione su Melancholia

/ 20117.1532 voti

Voluta lentezza per far sì che persone come me la contestino e vengano attaccate perché incapaci di comprendere il vero significato del film / 4 aprile 2013 in Melancholia

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Titolo lunghetto, eh?, ma mi sento in dovere di giustificare la stellina.
Amo i film lunghi, amo i film pesanti, non so perché sono inconsapevolmente, o forse no, attratta da questi, ma mi sono sentita male, e non perché colpita positivamente dal film, per tutte e due le ore piene.

Dal principio:
una ragazza apparentemente felice, appena sposata, si trasforma pian piano in quello che in realtà è sempre stata ed apparentemente ha voluto mascherare per accontentare tutti quelli che la circondano.
Si ammutolisce, è incapace di rispondere, di parlare, e quasi ti esaspera e ti viene la voglia di urlarle in faccia di reagire, di fare qualcosa, almeno di gridare a tutto il mondo che non ti importa della ricchezza, dello sfarzo, delle finzioni!
E invece no, lei diventa incapace di camminare, parlare, pensare, e non venite a dirmi che la sua malattia era la sensibilità, perché quella che mostra è tutto l’opposto: non è in grado di fare almeno finta di interessarsi del mondo che la circonda, del marito che la ama ma che fa a sua volta finta di non vedere come non è capace di vivere la sua donna… e che fa?, la sposa?
Non aveva mai mostrato sintomi così gravi della ‘malattia’ da convincere il ragazzo a non sposare la donna con cui dovrebbe condividere il resto della vita?
Non credibile neanche un po’.
Passiamo al momento in cui entrano in camera: lei lo interrompe perché sembra quasi che le manchi l’aria -fattibile- ma poi esce e tutta la depressione che spacciate per sensibilità la spinge a ‘cedere’ tra le braccia di un quasi totale sconosciuto in mezzo alla sabbia (il sesso mi è sembrato piazzato lì molto forzatamente)

Saltiamo poi quando lei si rende incapace di vivere gravando sulle spalle di chi la ama, e per favore non facciamo passare questa per malattia.
Perché i malati sono deboli, fragili, vanno appoggiati, ma non assecondati, e soprattutto non sono in grado di comportarsi come invece Justine fa.
Quando la si tratta normalmente, facendo finta che la sua malattia non esista, accentua ancora di più gli atteggiamenti; quando, invece, la si tratta come una bambina, come quando si parla con una persona che sai potrebbe non capirti, allora si arrabbia, risponde con aggressività, con cattiveria pura, perché l’intento è quello di pungerti e farti male.

Verso la metà avanzata ancora un nudo -a parer mio- totalmente inutile e forzato, in completa contrapposizione all’apatia e al non contatto che c’è tra le sorella e il marito di quest’ultima: né un sorriso, né un bacio, né un’occhiata anche rabbiosa ogni tanto che ti permettesse di capire che fossero davvero marito e moglie, con tutti i battibecchi, le frecciatine, i periodi critici, quelli più leggeri, che normalmente ci sono in una famiglia.

Tutto continua a scorrere con un ritmo talmente lento, ed è voluto, certo, ma il fatto che sia tutto studiato nei minimi particolari per apparire appositamente pesante mi ha dato un certo fastidio, e questo perché, lo so, se provassi a contestarlo mi troverei davanti persone pronte a puntarmi il dito contro perché incapace di comprendere la grandezza dell’opera.
Ma quello che vorrei dire a molti è che tanti film sono posti in maniera leggera e scorrono per tutta la durata così, con finta, e lo sottolineo, serenità, celando invece una pesantezza di contenuti e significati davvero incredibile, ed io apprezzo quella finzione perché è una mano che va incontro allo spettatore, un sorriso nei suoi confronti.

Affrontando invece il tema fisico, è inutile dire come sia tutto così finto e inverosimile, arrivando sulla scena finale con un pianeta faccia a faccia con l’altro, senza che prima si siano verificati altri fenomeni in preannuncio alla fine imminente, ad eccezione di una pioggerellina di grandine, che in più, quasi mi sono venuti i brividi per lo shock, in-credibilmente (proprio perché non-credibile), ha ricoperto totalmente il prato, ma sui due personaggi nada, niente, nothing, neanche un chicco.

Lento, pesante, con quel voluto che non mi tocca neanche un po’, finta sensibilità e non credibilità.
No, non ce la faccio ad arrivare a sei stelle.

2 commenti

  1. lennesimapaginasulcinema / 30 aprile 2013

    Rispetto la tua analisi (scritta molto bene) ma non sono d’accordo… Io ho amato questa pellicola che mi ha toccato nel profondo… Mi rendo conto che questo film non può lasciare indifferenti, o si ama o si odia (e noi due ne siamo la prova).
    Probabilmente per godere e capire l’opera appieno bisogna aver vissuto in prima persona determinate situazioni…
    Comunque complimenti per la tua recensione che, anche se non positiva, ha rispettato la pellicola… 🙂

  2. PartoDaOra / 28 maggio 2013

    Hai ragione, è uno di quei film che non ammette vie di mezzo, o bello o brutto, o gli si dà tutto o non gli si dà niente.
    Probabilmente rivedrò il film: spesso col tempo si cambia opinione, e scriverò una nuova recensione, vedremo se simile o no da questa 🙂

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