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Recensione su Melancholia

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Misoginio o misantropo? / 9 novembre 2011 in Melancholia

Una delle tante accuse rivolte al cinema (e alla persona) di Lars Von Trier è quella di essere decisamente misogino. Per me è un colossale abbaglio; piuttosto è vero il contrario. Tranne “Elementi del crimine”, le donne sono sempre protagoniste assolute dei suoi film; agli uomini sono riservati ruoli di contorno, spesso insignificanti.
Le eroine di Von Trier combattono, mettendoci l’anima e il corpo, battaglie quasi sempre perse in partenza. Affrontano le situazioni a testa bassa, più con l’intuito che con la ragione (riservata agli uomini e quasi sempre ridicolizzata); non si arrendono mai, al contrario degli uomini che gettano la spugna, senza grande dignità (vedi John, il marito di Claire, gretto e pusillanime).
Justine è l’eroina indiscussa di Melancholia.
Personaggio un po’ misterioso, di cui non è ben chiaro il motivo del suo evidente “male di vivere”. Non si fa ingabbiare nelle pastoie di un rapporto matrimoniale imposto (che non si capisce bene perché abbia accettato prima) e in poche ore, con fare autodistruttivo, rompe tutti i legami della sua vita precedente. E, specchiandosi beata alla luce del nuovo pianeta, cresce nelle sue sicurezze, non si fa prendere dal panico, trova significati oscuri agli altri, capisce che è il male che governa l’universo, comprende che il mondo è corrotto e che una nemesi è necessaria.

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