Recensione su Melancholia

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“Io.. arranco tra tutti quei fili di lana grigi che mi si attaccano alle gambe. Sono così pesanti da trascinare.” / 30 Aprile 2013 in Melancholia

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Consiglio a tutti di guardare il film prima di leggere quanto segue.
Come aveva già fatto nel suo film precedente (Antichrist), von Trier, mette in scena la depressione di cui soffre e ci regala in 130 minuti un film profondo e carico di immagini suggestive e metafore su questa terribile patologia che colpisce l’animo umano.
L’opera è suddivisa in tre blocchi, un’ouverture iniziale e due “Capitoli” ognuno dedicato ad una delle due sorelle Justine e Claire.
Nel prologo iniziale troviamo una sorta di riassunto visivo dell’intera pellicola. Sulle note toccanti del “Tristano e Isotta” di Wagner scorrono, come dei dipinti, una serie di immagini che rappresentano l’intera vicenda per concludersi poi con l’impatto finale del pianeta Melancholia con la Terra. Von Trier stesso era convinto che il pubblico dovesse sapere fin dall’inizio come sarebbe andata a finire la sua storia.
Protagoniste dell’opera sono due sorelle, Justine e Claire, interpretate rispettivamente da Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg.
Nel primo blocco, intitolato per l’appunto Justine, ci vengono presentati i personaggi durante il ricevimento per le nozze della protagonista. Questa parte del film è più fedele ai concetti del Dogma 95 (movimento cinematograficocreato e fondato su precise regole espresse in un manifesto pubblicato nel 1995 (da cui il nome) dai registi danesi Lars von Trier, Thomas Vinterberg.), mentre nel prologo e nella seconda parte il buon vecchio Lars si mette alle spalle ogni Dogma. Questa parte della pellicola ci ricorda, sotto certi aspetti, il film Festen ,dell’amico di Trier, Thomas Vinterberg. Una festa di famiglia borghese carica di ipocrisie e falsità.
Riguardo alle due protagoniste lo stesso Trier ha dichiarato: “Justine mi somiglia molto. Il personaggio è ispirato a me e alle mie esperienze di profezie apocalittiche e di depressione. Claire, invece, dovrebbe essere una persona normale”.
Il dramma di Justine ci viene presentato dopo pochi minuti, questa povera ragazza tenta di sfuggire ai rami della depressione-malinconia che la attanagliano rifugiandosi nell’amore provato dal marito convinta così di guarire ma purtroppo il pianeta Melancholia (nient’altro che la sua Malinconia) è in agguato e proprio quando sembrava allontanarsi eccolo che torna indietro per annientarla completamente, vi ricorda qualcosa? Questa scena la ritroviamo “metaforizzata” anche nella seconda parte (Claire con il bastoncino)… Il primo blocco del film si chiude con il totale fallimento del matrimonio, Justine lascia andare via il marito e viene totalmente ignorata da entrambi i genitori che non solo non si interessano del suo problema ma neppure se ne accorgono.

La seconda parte del film è incentrata su Claire che accoglie in casa con se Justine rimasta sola e completamente abbandonata alla sua depressione. Claire, sposata con un figlio, fa di tutto per cercare di risvegliare la sorella che ormai sembra persa.
Nel frattempo un pianeta si sta avvicinando alla Terra destando ansia e paura in Claire.
Solo una volta rassegnata alla sua fine Justine riesce ad affrontare l’imminente catastrofe con una sorta di cinismo e indifferenza a dispetto di una Claire disperata.
Lars Von Trier a riguardo ha affermato: “Il mio analista mi ha detto che nelle situazioni disperate i depressi tendono a restare più calmi delle persone normali, perché si aspettano sempre il peggio! Ma anche perché non hanno niente da perdere”.
La critica più frequente che viene mossa a questo film è la seguente: “Che noia mortale! Non succede niente! Che schifezza!”.
Beh, la noia è il nemico mortale del cinema, pretesto ideale di tutti coloro che non vogliono/riescono ad andare oltre al loro naso. Non per niente anche 2001: Odissea nello spazio viene definito da molti : “Una noia mortale” o ancora peggio “Quella boiata con le scimmie nello spazio!” Il film può piacere come no (e su questo non si discute) però la noia non può essere un alibi. Forse una ventina di minuti in meno nella prima parte avrebbe reso il film più fruibile a tutti ma è questa la grandezza del film, il non essere accessibile a tutti. Può toccare in maniera importante le corde solamente di chi certi stati li ha vissuti o li ha visti vivere a gente cara. Degne di nota le interpretazioni notevoli delle due protagoniste, specialmente di Kirsten Dunst perfetta in questo ruolo.
Ingmar Bergman ha detto: “Il film quando non è un documentario è un sogno”, beh questo film ha il merito di essere entrambe le cose.

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