Recensione su Melancholia

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A che ora è la fine del mondo? / 12 Novembre 2013 in Melancholia

La prima parte del film mi ha intrigata moltissimo e, ecatombe a parte, trovo sia sufficientemente compiuta al punto da farmi apparire quasi superfluo il secondo capitolo.

La sezione iniziale della pellicola ha forti connotazioni pittoriche: come didascalicamente suggerisce lo stesso regista nel (bellissimo) incipit, la fotografia e la composizione del corpus di questa prima parte rimanda in primis ai paesaggisti fiamminghi ed a Bruegel , ricordato con insistenza nelle scene di massa nella sala del rinfresco matrimoniale e nell’uso reiterato di tinte dorate e terrigne, ai preraffaelliti (non solo Millais, per via dell’ Ofelia, ma anche Tennyson con le sue diverse versione della Lady of Shalott) e alle forme femminili (quasi) opulente ma cesellate della Dunst che ricordano certe dame di Tiziano (la sua nudità, nel secondo capitolo, mi ha ricordato quella della Venere di Urbino, per esempio).

L’intera sequenza del banchetto, messinscena metaforica (ho voluto intendere) delle prassi sociali, è davvero soffocante e l’evidente difficoltà di Justine, stretta in un bustino che le dà scarse capacità di movimento, di mantenersi lucida ed equilibrata durante lo svolgimento dei festeggiamenti rappresenta la fatica quotidiana di mostrarsi ragionevoli, accondiscendenti ed assennati dinanzi alle costrizioni ed alle convenzioni sociali talora castranti.

Dopo una tale potente rappresentazione, tutto ciò che accade nella seconda parte del film non mi ha praticamente toccata e l’ho accettata come “naturale” conclusione di un racconto che attendeva “solo” una conclusione narrativamente comprensibile.

4 commenti

  1. laschizzacervelli / 12 Novembre 2013

    Mi trovi pienamente d’accordo: a differenza di molti che hanno preferito la seconda parte, io sono stata maggiormente ‘toccata’ dalla prima, forse perché mi ha ricordato ‘Festen’ (pellicola che adoro), forse perché trovo più interessante una ‘catastrofe’ psicologica piuttosto che una catastrofe naturale, o forse perché ho preferito di gran lunga il personaggio della Dunst (attrice che per inciso di solito non mi fa impazzire) a quello della Gainsbourg, fatto sta che probabilmente il mio voto sarebbe stato più alto se il regista avesse tagliato una mezz’ora verso la fine; in ogni caso credo che a breve lo rivedrò, di solito impiego almeno un paio di visioni per metabolizzare per bene i film di quel geniaccio di Trier, magari cambierò idea! 😉

  2. signormario / 12 Novembre 2013

    A me quel finale disperato, invece, mi ha spezzato il fiato e ho tirato un sospiro profondo di sollievo al momento dell’impatto, perchè la sua attesa era diventata quasi insostenibile. Ho adorato questo film, lo rivedrò sicuramente più volte.

  3. signormario / 12 Novembre 2013

    HO SCRITTO ‘A ME MI’ !!!! Ignorante…

  4. michidark / 13 Novembre 2013

    Sulla prima parte sono d’accordo, veramente ben fatta e intrigante. Peccato per il secondo tempo, totalmente fiacco e privo di tensione. La seconda parte mi ha fatto detestare un film che mi stava piacendo.

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