Recensione su Melancholia

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19 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Grossa, grassa attesa, per l’ultimo film di Lars Von Trier che io, ricordiamo, amo-odio, perché fa dei film che mi sembrano dei capolavori oppure mi fanno incazzare come una iena. Fin troppa attesa, ho molta paura quando tutti ti dicono che un film bello. Mi son messo bello comodo in prima fila.
I primi 10 minuti sono una parte a sé, tutta al rallenti, che anticipa e trascende il finale, con una serie di immagini estetizzanti e bellissime nei loro movimenti lenti che sul momento ci si chiede se siano fini a se stesse oppure no. Alcune torneranno alla fine, altre no. Sogno, immaginazione, premonizione, non si sa cosa sia tutto ciò, ma è perfetto e simmetrico e danza fino all’impatto.
Per il resto il film è diviso in due, come due sono le sorelle protagoniste, Justine e Claire. Prima parte, Justine, una fighissima Kirsten Dunst (a cui però verso i 35 verrà il doppio mento) si è appena sposata, questa parte è tutta sulla festa nella tenuta del marito riccastro della sorella Claire, con invitati, discorsi, persone strambe (il padre che chiama tutte Betty) ecc. Ma lei ha dei dubbi, esitazioni, dei continui ripensamenti, e si comporta strana. Finisce che non la da al neosposo, la da a uno che non sa chi sia nella sabbia del campo da golf, e poi sfancula il suo capo a lavoro e manda via lo sposo. In questa prima parte non si capisce perché tutti la trattino come se fosse normale, quando palesemente lei è un bel poì fuori di melone; lo sposo è servo della gleba tantissimo, lei è da prendere a schiaffi perché non fa una cosa una che sia razionale. Fin qui boh.
La seconda parte, Claire, è bellissima *_* Claire (la solita Charlotte Gainsbourg; ah, e c’è pure Charlotte Rampling) fa venire Justine, che ormai è dichiaratamente depressa ed esaurita, nella sua casa. Al chiacchiericcio degli ospiti della prima parte si contrappone questa silenziosa seconda, dove ci sono solo loro due, il figlio, il marito ricco, un cameriere e due cavalli. Fin dalla prima si sa che il pianeta Melancholia sta per passare vicino alla terra. Gli scienziati e il marito di Claire sono ottimisti, non c’è pericolo. Lei ha paura. Il pianeta si avvicina, è uno spettacolo meraviglioso, come ci fossero due lune, e si allontana. Il giorno dopo però si sta di nuovo avvicinando. Il marito rifà i suoi calcoli, scopre evidentemente che non ci aveva capito una sega e si uccide (con delle pastiglie uguali alla mia paroxetina ma son dettagli-.-). Restano Claire, Justine e il bambino. Claire è quella razionale, l’ultima rimasta a voler cercare un senso nelle cose. Justine invece è fatalista, vuole che l’umanità si estingua, perché è cattiva, e siamo soli, e lei lo sapeva. Finisce con loro tre in una “grotta magica” fatta di rami, che tenendosi per mano aspettano l’impatto.
L’impatto in prima fila è stata una figata devastante O_O avevo gli occhi grandi il doppio del solito e non potevo più sbattere le palpebre, credo.
Non ho capito perché Melancholia si fosse allontanato per poi è ritornato ma chissenefrega. La natura fa da sfondo a questa lenta discesa verso la tragedia conclusiva, con gli animali e gli elementi che appaiono sempre in grado di prevedere rispetto agli umani la gravità della situazione. Lo sguardo di Von Trier, che per una volta non conficca pugnali nello stomaco agli spettatori, è lucido e disperato e triste.
A chi volesse accusarmi di essermi fatto piacere la seconda parte più della prima solo perché si vedono le (grosse O_O che minne!) tette della Dunst rispondo con sdegno che non è vero U_U
Ma anche, in effetti.

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