Recensione su Melancholia

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22 dicembre 2011

Mi è piaciuto, molto. Tanto era farlocco il precedente tanto è affascinante questo. Due parti che mi sembrano l’una l’allegoria della vita, l’altra della morte. Perchè la sezione Justine è metavita, tutto un discorso su cosa è vivere: uno spettacolo, parti attribuite da altri, la mancanza di vera libertà, ruoli che si assumono per convincimento, per noia, per dovere, per amore e così via. Cosa è la vita se non una recita continua? E quale costrizione essa ci impone? E Von trier usa il matrimonio perchè è un rito sociale rigido e riconoscibile universalmente, facendo esasperare tutte le personalità attorno all’illogicità di quella serata che ha una scaletta (e va a marengo), ha un direttore d’orchestra, ha aiutanti, ha personaggi e nessuno se ne libera mai anche di fronte al fallimento, anche di fronte ai litigi, anchde di fronte alla mancanza di senso. Un luogo asfittico (sono tutti piagitissimi) in cui tutti recitano se stessi e soccombono alla recita.
La sezione Claire è dominata dal senso della fine e della morte. Qui l’innocenza e la consapevolezza sono facce della stessa medaglia, c’è un senso di calma nel bambino e nella depressa che non può appartenere agli altri. E gli altri siamo noi, più o meno, ossia chi si toglie la vita e chi vuole bere un bicchiere di vino, gesti inutili, lui sarebbe morto ugualmente di lì a poche ore, ma come urlare altrimenti la sconfitta della ragione? C’è un senso enorme di umanocentrismo in quel gesto, lei morirà comunque, ma essendo emotivamnete sensibile e matura pensa all’ultima cosa bella da fare.
Perchè Justine è depressa? La vediamo arrivare abbastanza serena, il marito poi dice che la vedeva strana almeno dal giorno prima, eppure Justine è schiacciata rovinosamente da tutto il gioco del matrimonio che squaderna relazioni affettive, lavorative, sociali, economiche, insomma appunto la vita. E lei abbandona tutto. Il senso della morte della seconda sezione le dona invece la sua dimensione, il suo equilibrio, perchè all’interno della fine lei è la portatrice di consapevolezza. Ecco che l’acqua diventa elemento di annullamento, il primo bagno, e di acquisizione del sè, il secondo bagno, elemento contenitivo e primordiale (lei che galleggia, la pioggia che si fa grandine). Cosa costruiamo per salvarci dalla paura della morte? La scienza (calcoli, previsioni, strumenti), il racconto, il mito (la caverna magica è una invenzione culturale pura), tutti e due sono inutili, si muore.
Claire ripete due volte il suo odio per la sorella, nella prima parte quando tutto va a rotoli e Justine fa fallire quella serata nata davvero per traverso e che Claire sente di dover portare avanti comunque; la seconda volta quando Justine non demorde dal ricondurre Claire ad una verità che non si può fuggire e che l’equilibrio emotivo (ossia la normalità) di Claire non riesce a governare.

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