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Recensione su Melancholia

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7 novembre 2014

procedendo con ordine, il prologo è la parte che (a differenza di molti) ho trovato più insipida: strutturato come una sorta di specchietto divinatorio di quanto accadrà nel corso delle due ore e passa seguenti, in realtà è una pubblicità di eau de toilette pomposa e noiosa nella quale alla fine non viene nemmeno mostrata la boccetta all’ultimo grido, il che rende totalmente inutile il tutto. sotto questo aspetto, era meglio il prologo di “antichrist”, più funzionale alla storia e pure artisticamente parlando più notevole.
dopo quasi otto minuti di orchite, il film comincia. lars si carica la sua fida cinepresa sulla spalla (e noi tutti qui ad augurargli una spondilosi cervicale che lo obblighi, finalmente, a mettere la macchina su un cacchio di cavalletto in un prossimo futuro) e ci fa assistere alle nevrosi, depressioni pre coito e melancholie varie di una giovane sposa nel giorno speciale del suo banchetto nuziale, per niente convinta del passo che ha compiuto. gli scambi tra i personaggi non sono male: kristen dunst in parte, i suoi soffocamenti sono alquanto credibili. convincente anche la sorella con manico di scopa rettale annesso. inutile il personaggio della madre contraria a tutto il baraccone che, come dice il cognato john “che è venuta a fare?”. personalmente, ho trovato carina la scena della limousine incagliata nel vialetto, che fa molto vita vissuta (a chi non è capitato di non riuscire a smuovere la propria limousine, andiamo).
nella seconda parte del film, a matrimonio ormai sfasciato, ci si concentra più sulla sorella già sposata con prole, ugualmente infelice, e sul pianeta che dà il titolo al film: la minaccia di una distruzione totale dell’intero apparato terrestre è prossima, i personaggi reagiscono ognuno alla sua maniera ma, in mezzo a cotanto bailamme di confusione e certezze, solo la giovane ex sposa psicopatica saprà reagire con dignità perchè spogliatasi di ogni illusione riguardo alla vita terrena. the end.
a parte le sparizioni insensate di tre quarti di personaggi che, nella prima parte matrimoniale, sembravano avere gran rilievo nella vicenda, il film non è malvagio: in sintesi, lars ci offre due pellicole totalmente diverse per genere e finalità, con stacco pubblicitario incluso, al prezzo di una; gli artifici fotografici volti a rendere il passaggio del deprecabile pianeta sono affascinanti e (per quanto ne so io di astronomia) convincenti; la scenografia rende al meglio l’opulenza e il vuoto interiore dei protagonisti, circondati da un’indiscutibile ricchezza che non basta, come da tradizione, a garantire loro se non la felicità almeno una parvenza di sicurezza. un po’ scontato il messaggio finale: la depressione ha i suoi lati positivi e si dimostra una valida e solida ancora di salvezza in caso di catastrofe, il che spiega finalmente perchè bruce willis non aveva speranze contro l’asteroide di armageddon.

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