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Recensione su Melancholia

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25 luglio 2014

Un film diseguale, che sembra composto di due film molto diversi: uno girato in chiave grottesca, con le nozze della protagonista che deragliano in una farsa sopra le righe; l’altro in chiave drammatica, che studia come quattro personaggi reagiscono all’incombente fine del mondo (che viene vista da un punto di vista completamente privato: non c’è che qualche minimo accenno al mondo esterno): con viltà, con incoscienza, con terrore, con distaccato coraggio.
Ho pensato all’inizio che ad unire il film fosse l’intenzione del regista di mostrare come l’umanità ritratta nella prima parte e divisa in pazzi e idioti fosse in fondo degna di morire; ma la seconda parte si è rivelata troppo diversa, troppo misurata. L’unico collegamento è la figura della protagonista – una eccellente Kirsten Dunst – la cui depressione evolve durante il film, prima rovinandole il matrimonio e poi dandole il distacco necessario ad affrontare la fine. Un po’ sprecata Charlotte Gainsbourg nella parte della sorella.

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