Recensione su Mediterraneo

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«In tempi come questi, la fuga è l’unico mezzo che rimane per mantenersi vìvi e continuare a sognare» / 16 Marzo 2016 in Mediterraneo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La forza delle idee.Gabriele Salvatores dimostra ancora una volta che un’idea non nasce dal “budget” ma dalla capacità di realizzare un ritratto reale di quel viaggio che percorre i più sperduti meandri della mente umana.Mediterraneo è la storia di una piccola brigata militare italiana,che in un’operazione di controllo e osservazione di una piccola isola della Grecia durante il 1941,mette a nudo l’insensatezza della guerra,senza mai mostrare però il suo lato nudo e cruento.Eccezionale è la caratterizzazione dei personaggi,laddove,ognuno con proprie idee e inserito nel giusto contesto,non prevarica mai l’altro.Il tenente Montini,insegnante prestato alla guerra,amante dell’arte tanto da affrescare un’intera chiesa,il marconista Colasanti,che durante quest’avventura scoprirà la propria sessualità,il soldato Noventa,desideroso di tornare in Italia per riabbracciare sua moglie e il figlio che lo aspetta,o Strazzabosco,mulattiere che trova in un asino il miglior compagno di vita.Tuttavia degni di nota sono il Sergente Lorusso,interpretato da un ispiratissimo Diego Abatantuono,patriota,idealista,che inizialmente è riluttante all’idea di rimanere su di un’isola deserta,impaziente di partecipare al destino di quell’Italia fascista imbottita di macismo,ma che poi diverrà smanioso di costruire un paese migliore,e l’attendente Farina,che in Grecia scopri la letteratura ma soprattuto l’amore della sua vita,il primo,che farà sì che quella terra divenga sua per sempre.Mediterraneo è quindi capace di affrontare qualsiasi lato della guerra e di quell’Italia che fu,dall’omofobia al rispetto di assurde regole,dal patriottismo alla fratellanza,dalla nostalgia fino al desiderio di costruire un paese migliore.I dettagli però alla lunga fanno la differenza ed un possibile capolavoro è stroncato dall’assenza di una fotografia,scenografia o colonna sonora all’altezza della sceneggiatura.L’opera di Salvatores resta comunque uno splendido ritratto dall’alto di quell’Italia e in generale quell’Europa che un tempo fu.

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