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Recensione su Quel fantastico peggior anno della mia vita

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Cancer Sucks. / 30 giugno 2015 in Quel fantastico peggior anno della mia vita

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Me: un tentennante adolescente appassionato di cinema alle prese con i classici temi del coming-of-age. Earl: amico di vecchia data e “co-worker” di Greg nella produzione di scombinati (ma ingegnosi) filmetti amatoriali. The Dying Girl: Rachel, la ragazza col cancro che scombinerà il quadro.

I cinefili più accaniti riscontreranno una marea di citazioni, referenze e parodie di vecchi film classici e d’autore che regalano gusto e curiosità alle immagini; sicuramente la caratteristica più succosa di tutte assieme all’inappuntabile fotografia e alla deliziosa confezione scenografica. La carenza che ho riscontrato, a discapito delle ottime premesse, sta invece nella mancata cura dei personaggi. Rachel è il fulcro della storia, delle idee e dei cambiamenti dei personaggi, ma non le viene dedicato alcun spazio interiore (se non momentaneamente in un toccante dialogo-discussione con Greg).

Se nella favola moderna “Colpa delle Stelle” il tema del cancro viene trattato in maniera (ridicolamente) veritiera, qui ci troviamo davanti ad un atteggiamento sfrontato e spudorato, come gli adolescenti stessi che vivono nella pellicola e quindi decisamente meno hollywoodiano. Il finale convenzionale e prevedibile si fa perdonare con una lunga scena finale, in cui sono le immagini, i suoni e i sentimenti a padroneggiare.

“Me And Earl And The Dying Girl” non rimarrà di certo negli annali della storia del cinema (forse eccessivo il trionfo di critica al Sundance Film Festival), ma diverte e soprattutto riesce ad unire il mondo mainstream a quello più indie grazie al suo ricorrente citazionismo.

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