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Quel fantastico peggior anno della mia vita

/ 20157.4179 voti

Triste e commovente, ma con criterio / 25 Luglio 2017 in Quel fantastico peggior anno della mia vita

Il giovane Greg ha passato la sua vita cercando di essere l’inosservato per eccellenza. Così si prepara al suo ultimo anno di liceo, senza veri amici, senza problemi, senza rapporti. Eccezione, il suo unico vero amico Earl, con il quale tra l’altro realizza dei film ispirandosi ai classici del cinema. E’ a questo punto che la madre lo sprona ad andare a trovare Rachel, sua compagna, da lui sempre trascurata come ogni altra persona, alla quale è stata diagnosticata la leucemia. Per il ragazzo sembra un noioso obbligo, ma, piano piano, tra i due nasce una sincera e vera amicizia che coinvolge anche l’amico Earl e, alla fine, senza voler eccedere in particolari spoiler, sarà in grado di modificare sensibilmente la vita del giovane. Quando si parla di argomenti del genere si finisce facilmente ed inevitabilmente in momenti tristi e drammatici. Questo film, specie nella parte finale, non è da meno, ma, come ho detto nel titolo, c’è un criterio, non è la solita roba strappalacrime. Del resto si parla di giovani, di problemi, di relazioni e rapporti, e questi personaggi (con un ottimo cast tra l’altro, non ci saranno nomi da urlo, ma sono tutti bravissimi) rendono alla grande, perché li senti reali. Tanto nei momenti tragici che in quelli più da ridere (perché, diciamolo, si ride anche in questo film, a volte nemmeno poco, l’umorismo nero quando è ben usato è sempre un ottimo argomento). Bello poi anche il fatto di citare, principalmente tramite il fatto della passione del cinema del protagonista, tante pellicole che hanno fatto la storia, di ogni genere. Consigliato davvero.

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Una piacevole sorpresa / 15 Dicembre 2015 in Quel fantastico peggior anno della mia vita

Film intelligente, ironico e originale che tratta il tema della malattia in età giovanile senza retorica ma al contrario prendendo in giro tutti gli stereotipi, le frasi fatte e i luoghi comuni dei film strappalacrime. Peccato per la traduzione del titolo, a mio avviso fuorviante, avrei lasciato l’originale “Me & Earl & the dying girl” che rende meglio lo spirito del film.

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Tragicamente allegro / 13 Dicembre 2015 in Quel fantastico peggior anno della mia vita

Ho riso fino alle lacrime e ho pianto sul serio. E adoro quando un film mi fa questo effetto.
Nonostante la fotografia piacevolissima, nonostante la sceneggiatura, nonostante le buone interpretazioni, non riesco ad alzare il voto oltre 7 perché la storia è quella che è. L’adolescente malata di cancro non è proprio una novità.
La cosa migliore è sicuramente la scena (quasi) finale dell’ospedale. Una delle mie preferite in assoluto.

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Salsa Indie. / 12 Dicembre 2015 in Quel fantastico peggior anno della mia vita

La verità è che questo film, secondo me, può solo essere definito carino.
La trama è una versione apatica di “The fault in our stars”, e si distacca dalla maggioranza dei film indie con alcuni tocchi registici molto originali come le animazioni in stop motion e la narrazione disinteressata e saccente. Ma oltre quello, ci ho visto solamente l’ennesimo film indie che si ostina a raccontare storie di ragazzi apatici e frustrati della vita per via di stupidaggini, che poi cambiano visione della loro vita grazie a un episodio tragico o grazie a una storia d’amore.
Molto carino eh, ma poi basta – e non penso verrà ricordato tra cinque anni se non nei post di Tumblr.

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. / 26 Novembre 2015 in Quel fantastico peggior anno della mia vita

Sundance movie con tutti i crismi, influenzato da innumerevoli altri lavori e registi (da Gondry ad Anderson a The Fault in Our Stars di cui questo potrebbe essere il cugino meno sdolcinato) Me and Earl and Dying Girl è la storia di un trio di amici casuali, accomunati da ben poco ma comunque legati, che affrontano la malattia di uno dei 3 a colpi di creatività. Ed è proprio questo uno degli aspetti meglio riusciti del film: le soluzioni e le idee fantasiose, che siano dell’uno o dell’altro protagonista, sono piccole perle ben riuscite (i video dei film sono adorabili ) e danno davvero un’anima alla pellicola. La storia in sè e per sè non è caratterizzata da forti ventate di innovazione ma è narrata tanto carinamente, con un buon numero di citazioni impossibili da non apprezzare e attori tutti bravi e credibili. Musiche bellissime di Brian Eno. Leggermente criticabile una precisa scelta di narrazione che balla precariamente sul ciglio del trucchetto strappalacrime, ingiustificabile pure se si accetta di stare al gioco del metacinema. In ogni caso le lacrime abbondano ma il finale è intelligente nel non sbilanciarsi quel tanto in più che avrebbe reso la storia troppo inverosimile, troppo buonista. Rimane, nel suo genere, uno dei film meglio riusciti.

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Cancer Sucks. / 30 Giugno 2015 in Quel fantastico peggior anno della mia vita

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Me: un tentennante adolescente appassionato di cinema alle prese con i classici temi del coming-of-age. Earl: amico di vecchia data e “co-worker” di Greg nella produzione di scombinati (ma ingegnosi) filmetti amatoriali. The Dying Girl: Rachel, la ragazza col cancro che scombinerà il quadro.

I cinefili più accaniti riscontreranno una marea di citazioni, referenze e parodie di vecchi film classici e d’autore che regalano gusto e curiosità alle immagini; sicuramente la caratteristica più succosa di tutte assieme all’inappuntabile fotografia e alla deliziosa confezione scenografica. La carenza che ho riscontrato, a discapito delle ottime premesse, sta invece nella mancata cura dei personaggi. Rachel è il fulcro della storia, delle idee e dei cambiamenti dei personaggi, ma non le viene dedicato alcun spazio interiore (se non momentaneamente in un toccante dialogo-discussione con Greg).

Se nella favola moderna “Colpa delle Stelle” il tema del cancro viene trattato in maniera (ridicolamente) veritiera, qui ci troviamo davanti ad un atteggiamento sfrontato e spudorato, come gli adolescenti stessi che vivono nella pellicola e quindi decisamente meno hollywoodiano. Il finale convenzionale e prevedibile si fa perdonare con una lunga scena finale, in cui sono le immagini, i suoni e i sentimenti a padroneggiare.

“Me And Earl And The Dying Girl” non rimarrà di certo negli annali della storia del cinema (forse eccessivo il trionfo di critica al Sundance Film Festival), ma diverte e soprattutto riesce ad unire il mondo mainstream a quello più indie grazie al suo ricorrente citazionismo.

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