Recensione su Match Point

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24 Gennaio 2013

Chi ha letto la lunga, appassionata bio-intervista “Conversazioni su di me e tutto il resto” saprà bene che Match Point viene ritenuto da Woody il suo miglior film.
Un film che si discosta (ancora una volta) dal prediletto modello della commedia comico/colta, quella che ha reso Allan Stewart Konigsberg il Woody Allen che tutti conosciamo e (chi più, chi meno) amiamo.
Senza Manhattan, Annie Hall o Zelig, film assolutamente unici, Woody non sarebbe Woody, c’è poco da dire. Di film del livello di Match Point (per quanto sia un buon livello), invece, ce ne sono a bizzeffe, a mio modesto parere.
Quindi per questa volta non riesco ad essere d’accordo col Maestro.
Lungi da me voler giudicare i suoi gusti e la sua valutazione della propria carriera cinematografica, ovviamente, ma questa sua ostentata preferenza per Match Point la ritengo un tentativo senile di farsi prendere un pò di più sul serio.
Woody è sempre stato un amante del Grande Cinema, Bergman in primis. Ma non è il Suo cinema. E volersi accostare a generi a lui non congeniali non può che portare a risultati sicuramente non eccellenti.
Nei film “seri” di Allen, ho gradito di più la sconclusionatezza delle peregrinazioni filosofiche di Settembre che la scientificità della costruzione tragica di Match Point.
Che, ripeto, è comunque un buonissimo film.
Ma per me Woody è un genio per Manhattan, non di certo per Match Point.. ecco, volevo dire questo.
Tutto ciò premesso, Match Point è sicuramente un noir d’impatto, che coinvolge soprattutto nel seguire psicologicamente la travagliata vicenda sentimentale di Chris (ottima interpretazione di Rhys Meyers, ancorchè alle sue parole sia spesso data un’enfasi ed una monotonia ridondante – forse il difetto principale del film).
Il tema della menzogna, ok, ma anche quello, tutt’altro che secondario, della fortuna: una palla da tennis che colpisca il nastro della rete può cadere al di là o al di qua del campo.
Allusione freudiana, la lettura di Delitto e castigo di Dostoevskij da parte del protagonista in pochi fotogrammi. Ma anche lì: Woody è appassionato di letteratura russa (e del grande Fedor Michajlovic in particolare)… però quando ci ha scherzato sopra, come in Amore e Guerra, il risultato è stato qualcosa di fortemente originale… mentre in questo caso non può che risultare una delle ennesime variazioni sul tema.
Infine, ottima, a mio avviso, la scelta musicale di Donizetti.

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