Recensione su Mars - Dove nascono i sogni

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I fiori della steppa. / 4 giugno 2014 in Mars - Dove nascono i sogni

Si tratta di un film che procede in crescendo e che matura col trascorrere dei minuti, sia narrativamente che tecnicamente, quasi come se le varie sequenze fossero state realizzate nell’ordine cronologico stabilito dal racconto. Perfino le musiche migliorano col procedere della pellicola, fino a concludersi con la proposizione di una celebre esecuzione di Marlene Dietrich (Where have all the flowers gone), sia in versione inglese che francese.
Sembra evidente, infatti (perlomeno così mi piace credere), che col procedere ed il delinearsi della storia anche la mano registica della giovane Melikyan diventa via via più sicura, giungendo a concepire una favola triste dai connotati solidissimi.

La lettura della lettera che accompagna le sequenze conclusive del film genera un’atmosfera ambigua: poiché lo spettatore è a conoscenza della fine della bella ragazza dai capelli rossi (decisamente somigliante a Jessica Chastain, non credete?) e che tale esito differisce da quello descritto nella missiva, sorge il dubbio che anche il destino degli altri personaggi non corrisponda a quanto scritto nella lettera e che tutti, come la ragazza che ha perduto la treccia e che si è inoltrata in un universo più ricco ma decisamente più degradante di quello del villaggio, non abbiano realizzato i propri desideri e che, anzi, proprio come i giovani cantati dalla Dietrich sul finale, i loro desideri siano avvizziti come fiori, frustrati da un presente inclemente.

Mars è un film che, dietro la cortina del racconto dal sapore onirico (dopotutto, nel complesso, non potrebbe trattarsi del sogno delirante di un pugile suonato?), nasconde un’amarezza che lascia ben poca speranza. E se accontentarsi di ciò che si ha fosse il segreto per vivere davvero sereni? E se tale riflessione sottendesse una cupa (e contraddittoria) critica alla società sovietica del post-comunismo?
La pellicola della Melikyan lascia in sospeso diverse questioni e, forse, più che le incertezze tecniche iniziali, sono queste irrisolte domande finali a limitare la riuscita del film.

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