Recensione su Marie Antoinette

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Il destino di una regina / 11 Luglio 2015 in Marie Antoinette

1755.1770.1793. Si può racchiudere in queste tre date la vita di Maria Antonietta d’Austria, regina di Francia.
Il 2 Novembre del 1755 viene al mondo. Nel 1770 ha il suo primo incontro con il futuro marito. Il 16 Ottobre del 1793 viene ghigliottinata.
Non è su queste fondamentali date che Sofia Coppola costruisce il suo film ma dedica tutta la sua attenzione sulla difficoltà di crescita di questa giovane donna. Una scelta coraggiosa la sua ma ottima.
Coadiuvata da straordinari costumi e da una colonna sonora che mescola sapientemente musica d’epoca a brani moderni ed evitando con molto coraggio i cliché storici e politici(e le varie leggende che sono nate sul suo conto), Sofia ci mostra una principessa bambina che diventa lentamente donna, moglie e madre nello sfarzoso crepuscolo della corte di Versailles, una donna bambina che soffre per le disattenzioni(soprattutto sessuali) del marito e che compensa le frustrazioni di un ruolo troppo grande per lei giocando con scarpe, cibi e gioielli come fosse una ricca signora di Beverly Hills.
Sofia Coppola, così in Lost in Translation, riesce a dipingere una meravigliosa regia di spaesamento, che ha nella principessa il suo unico centro: già il ‘passaggio’ dall’impero austriaco a quello francese è maestoso e malinconico, in più lei ci prepara al destino di uccellino in una gabbia d’oro che attende questa ragazza che dovrà presto rassegnarsi a vivere, prigioniera di tutto, onnipotente e impotente allo stesso tempo, separata dal mondo intero da potenti sbarre.
Interessante il drappello d’attori coinvolti tra i quali spiccano Rip Torn (nel ruolo di Luigi XV, suocero di Maria Antonietta), Judy Davis (contessa di Noailles) e infine l’ingessato delfinotto Jason Schwatzman (il futuro Luigi XVI. Stendo un velo pietoso su Asia Argento).
La Maria Antonietta adulta non è più un’Alice nel paese delle meraviglie ma solo una trentacinquenne invecchiata all’improvviso, con tutta una vita trascorsa a non sapere del mondo e che d’un tratto si trova addosso l’odio di tutta una nazione.
Un film intelligente, istruttivo e dal gusto sofisticato, un’altra ottima prova dopo Lost in Translation per Sofia Coppola.

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