Recensione su Marie Antoinette

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11 Febbraio 2012

Per me è proprio la messa in scena dell’inadeguatezza dei regnanti e di M.Antonietta in particolare, che è totale protagonista, che rende impossibile l’identificazione o la compassione, sono persone cresciute ed allevate per ricoprire un ruole e rispondere alle responsabilità che ne derivano e lì il fallimento personale è pieno. Ci sono colpe personali e colpe collettive e storiche, impossibile dimenticare le une o le altre. Certamente la storia di due bambini chiamati a fare i grandi, incapaci davvero perchè infantili, tanto che Versailles sembra una casa delle bambole, rende incongruente un sistema politico che non risponde ai suoi tempi. Ottima la presa di posizione contro il sistema sociale,che implode in se stesso, che muore fra le mura del privilegio e che viene raccontato attraverso il disorientamento dei nobili quando il rituale che ne identifica il livello si inceppa. Ottima la resa della futilità della regina che fugge ogni ruolo blandamente politico, ogni informazione sul mondo esterno, della impossibilità di crescere perchè chiusa letteralemnte fra le mura della reggia, della sconsideratezza delle spese e della vita vissuta. E’ la maternità che la rende più matura e ricettiva, come se la portasse via dal ruolo di eterna bambina, e allora legge, ascolta il suo corpo e il bisogno di un erotismo consapevole, si rende responsabile dei suoi figli.
Ma la storia va, la corte e i consiglieri sono anch’essi figli del sistema che genera siffatti reali, quindi sono completamente ciechi e sordi a ciò che matura in Francia. Il famoso inchino mi sembra un omaggio, il tardivo riconoscimento a un mondo esterno che è stato per lo più ignorato, non disprezzato, ma proprio non conosciuto.
Il film della Coppola riprende il tema dello spaesamento (la solitudine esistenziale) di Lost in Translation, lì linguistico, qui reificato dallo svestimento che priva Antonietta anche dal cagnolino, perchè non Francese. E non è male la leggera critica ai nazionalismi e alle loro assurdità, come è evidente che in momenti di crisi il nemico è sempre uno straniero, quindi non il Re, ma la Regina, perchè austriaca, è oggetto di odio.

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