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Recensione su Manhattan

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18 novembre 2011

Forse solo adesso comincio a vedere Woody Allen così com’è. Dopo “Harry a Pezzi” questo è un altro bellissimo film, iper-logorroico, fatto di dialoghi, scambi, battute, riflessioni, dichiarazioni. Allen è il suo personaggio, intessuto di nevrosi, idiosincrasie personali, demoni privati, confusioni sentimentale e sardonica arguzie. Splendidamente confuso riesce al meglio in questo ruolo che si avvicina molto al recente “Basta che funzioni”.
Matrimoni falliti alle spalle (la situazione descritta nel film è stata ripresa anche dalla serie “Friends” per il personaggio di David Schwimmer), una relazione con una ragazza molto più giovane (e matura…), la stordita inappagabilità del protagonista ed il suo acume tagliente, un insieme potente e azzeccato con uno sfondo affascinante: New York. Allen omaggia la città come in nessun altro (suo) film, con una scelta stilistica superba (il bianco e nero si rivela ancora una volta l’opzione migliore), una serie di scorci e inquadrature da cartolina ed una colonna musicale in tono. Bellissimo il prologo con le luci sfavillanti delle insegne e l’esplosione di fuochi d’artificio.
Brave anche le interpreti, a cominciare da Diane Keaton, sofisticata e conturbante intellettuale in cerca d’amore (vero oppure no..) e Meryl Streep, brava anche in un ruolo minore e mai così bella come qui.

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