Recensione su Mangia, Prega, Ama

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9 Febbraio 2012

Certamente questo non è un film da oscar. Ma attaccarlo per partito preso, come ho sentito fare da molti, non è giusto, a mio parere. Innanzitutto bisogna ricordare due cose:
1. Il film è tratto da un libro e come si sa, il libro è molto più profondo e articolato della pellicola
2. Racconta la storia vera di una donna malata, depressa e infelice che ha trovato un modo alternativo per raggiungere la sua felicità
Tenendo presente questi due punti, può non essere giudicato bene, ma la storia in sè e l’idea dell’uomo che cerca se stesso e la serenità non è banale, anzi rappresenta la vita di ognuno. Dunque, anche se il film non è dei migliori, guardarlo può aprire la mente a diverse riflessioni e domande che tutti ci dovremmo fare e il bello è che attraverso questo canale possono essere accessibili a tutti, anche a chi di solito non è abituato a questo tipo di “ricerche intellettuali”. Mi viene in mente, per esempio, la parte ambientata nell’ashram in India: per quanto il tutto sia reso in modo riduttivo e quasi da commedia hoolywodiana (ma si ricordi che la scrittrice è a tutti gli effetti americana, con i pregi e i difetti che questo comporta), è interessante vedere come si possano toccare temi così importanti come la spiritualità all’interno di un film accessibile a chiunque.

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