Recensione su Manderlay

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15 ottobre 2011

E’ il seguito di “Dogville” e prende le mosse proprio dall’ultima scena del film che va a seguire. Ora Grace arriva in una nuova comunità, costituita da schiavi negri, assoggettati ad una perfida megera ed alla sua famiglia. Con l’aiuto dei gangster del padre si propone di educare ai principi della democrazia quel gruppo di reietti.
La prima parte non sembra brillare troppo, se non per l’ovvio paragone con la realtà politica americana (Grace ed i gangster si ergono a consiglieri della democrazia insegnando ai popoli la via per il viver civile; le armi sono solo una precauzione), ma nella seconda parte viene a galla quell’aspetto sconvolgente che aveva caratterizzato il primno film. La paura della libertà, il timore di non riuscire a capire le regole del nuovo vivere, il pensiero di dover decidere della propria esistenza, il peso della responsabilità..tutti motivi che si incanalano nella comoda schiavizzazione psicologica che quella comunità non vuole abbandonare.
Sicuramente meno cupo del precedente, seppur supportato dalla buona interpretazione di Bryce-Dallas Howard, non raggiunge i livelli di “Dogville”.
Il ruolo di Grace è capovolto rispetto al primo film e l’idea di una scenografia da teatro, seppur allargata, non ha la stessa resa, ma il film non si perde e proprio per i suoi agganci con l’attualità non risulta scadente.

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